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Claudia Koll, il maligno e il nostro bisogno di credere

Sulla conversione di Claudia Koll è stato detto tanto, ma la linea che separa misticismo e follia è una delle questioni irrisolte della nostra epoca.

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Sulla conversione di Claudia Koll è stato scritto tanto e a più riprese, fino a questo ultimo capitolo in cui l’ex attrice dichiara a Pierluigi Diaco: «Il diavolo mi ha stritolata e mi ha detto che era la morte che era venuta per uccidermi». La storia della ‘musa’ di Tinto Brass – che comunque con il regista ha girato un solo film – che lascia la via del peccato per incontrare la fede è una storia perfetta, che piace a tutti perché parla di redenzione, misticismo, religione, magia, perdono e vita eterna. La storia di cui tutti abbiamo bisogno e a cui crediamo senza porci altre domande, perché sarebbero scomode e di difficile risposta.

Domande del tipo: perché chiamiamo ‘schizofrenica’ una persona che sostiene di pranzare ogni giorno con Napoleone Bonaparte e invece ‘illuminata’ una che dice di aver lottato con il maligno? Perché le allucinazioni visive e uditive diventano visioni mistiche se coinvolgono la religione cristiana, raccogliendo intorno a sé rispetto e ammirazione, mentre le stesse visioni che non hanno i medesimi protagonisti richiedono l’intervento di uno psichiatra? Chi decide qual è la linea che separa il misticismo dalla follia?

In un passato nemmeno troppo remoto ogni malattia psichiatrica veniva chiamata possessione demoniaca. Poi abbiamo imparato a distinguere: nella maggior parte dei casi non serviva un esorcista ma un medico. È ancora così nel 98% dei casi. E nel restante 2% cosa accade? Non se ne parla molto, ma psichiatri ed esorcisti talvolta collaborano, in barba alla teoria medica che vorrebbe tutti i casi di possessione inquadrabili clinicamente come malattie mentali. Dove non arriva la scienza, insomma, si ricorre alla fede. O alla magia.

Non è però dato sapere quali siano gli elementi oggettivi che distinguono l’ambito spirituale da quello medico psichiatrico. Quasi tutte le caratteristiche peculiari che gli studiosi attribuiscono agli episodi mistici doppiano quelle di alcune patologie psichiatriche tranne, forse, la transitorietà dell’esperienza. Quando viviamo un episodio mistico, è come se si aprisse uno squarcio nella nostra percezione abituale della realtà, che poi ritorna come prima. Se però proviamo a raccontare questa esperienza a uno psichiatra, ci darà una spiegazione scientifica per un fenomeno che ha ben poco di magico. Eppure fatichiamo a farci bastare questa spiegazione, perché il nostro bisogno di spiritualità, di magia, di vita eterna va ben oltre la logica e poter credere all’incredibile dà sollievo anche al più duro degli scettici. Ecco perché ci piace ascoltare la versione di Claudia Koll, ecco perché vogliamo crederci.

 

di Maruska Albertazzi

 

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