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Impegno per il dialogo interreligioso

Religioni e cultura. Per l’Imam Al Tayyb coloro che praticano violenza e spargimento di sangue in nome della religione sono bugiardi e traditori delle religioni di cui alzano bandiere.

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Dapprima vi è stato lo sforzo diplomatico compiuto dalla presidenza italiana per l’IF20 (Interfaith Forum 20), il forum di Bologna del G20 sul dialogo interreligioso svoltosi dal 12 al 14 settembre scorsi. Se si consultano le pagine dedicate del sito istituzionale si può cogliere l’impegno degli undici gruppi di lavoro che, coinvolgendo rappresentanti delle varie componenti religiose ed esperti di settore, hanno approfondito specifiche tematiche: dalle iniziative contro il razzismo alla lotta alla povertà e alle diseguaglianze, dalla parità di genere alla giustizia e così via, non tralasciando i focus sul tema dei rifugiati e dei migranti e sull’aiuto umanitario.

Ora è la volta della Comunità di Sant’Egidio, che ha promosso l’incontro tra i principali leader religiosi sul tema “Popoli fratelli, terra futura. Religioni e cultura in dialogo”. Sulla piazza del Colosseo, Papa Francesco si è rivolto con l’appellativo «Caro fratello» al Grande Imam della Moschea e della Università al-Azhar, Muhammad Ahmad al-Tayyb, massima autorità teologica e giuridica dell’Islam sunnita, richiamando il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, sottoscritto insieme il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi.

Il pontefice ha quindi ripetuto l’esortazione sul compito che spetta alle religioni «in questo delicato frangente storico: smilitarizzare il cuore dell’uomo», aggiungendo inoltre in maniera più netta: «Con parole chiare incoraggiamo a questo: a deporre le armi, a ridurre le spese militari per provvedere ai bisogni umanitari, a convertire gli strumenti di morte in strumenti di vita».

Ma certamente quello più atteso era l’intervento del Grande Imam al-Tayyb, che nel corso dei vari incontri si è pronunciato con passaggi molto diretti ed espliciti contro le letture radicalizzate dell’Islam. In primo luogo ha tenuto a sottolineare che i «conflitti politici che hanno rubato il nome della religione caricandolo di interpretazioni corrotte per realizzare conquiste e interessi mondani non hanno alcun legame, nemmeno lontanamente, con la vera religione». E ha aggiunto: «Coloro che diffondono odio tra le persone oggi, e praticano violenza e spargimento di sangue in nome della religione o di Dio, sono bugiardi e traditori delle religioni di cui alzano bandiere, qualunque siano queste religioni o dottrine o confessioni in nome delle quali parlano».

Ma il Grande Imam non si è sottratto neppure al tema della condizione femminile nell’Islam, fornendo una interpretazione che va presa nella dovuta considerazione. «Nessuno può privare una donna di uno solo dei suoi diritti, che sono stati stabiliti dall’Islam e che si trovano in una frase chiara e concisa nel Corano: le donne sono uguali agli uomini». Al-Tayyb ha quindi condannato «abitudini e costumi obsoleti e antichi, che danneggiano la legge dell’Islam e le sue regole», precisando tuttavia che occorre sempre distinguere tra «diritti modellati dalle civiltà contemporanee che ignorano la morale religiosa e i sentimenti della natura umana e altri diritti formulati in società in cui la religione è una solida base nella costruzione della loro cultura e dei loro stili di vita».

Sull’apertura di un dibattito più esteso su questo linguaggio illuminato dell’Islam sarà ancora necessario che si impegni la comunità internazionale.

 

di Maurizio Delli Santi

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