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Sergio Pisano CEO di H+K

AI e comunicazione, parla Sergio Pisano CEO di H+K

Hill + Knowlton Strategies è un’agenzia internazionale di PR con oltre 80 uffici in tutto il mondo: parliamo con il CEO Sergio Pisano del ruolo dell’AI
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AI e comunicazione, parla Sergio Pisano CEO di H+K

Hill + Knowlton Strategies è un’agenzia internazionale di PR con oltre 80 uffici in tutto il mondo: parliamo con il CEO Sergio Pisano del ruolo dell’AI
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AI e comunicazione, parla Sergio Pisano CEO di H+K

Hill + Knowlton Strategies è un’agenzia internazionale di PR con oltre 80 uffici in tutto il mondo: parliamo con il CEO Sergio Pisano del ruolo dell’AI
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Hill + Knowlton Strategies è un’agenzia internazionale di PR con oltre 80 uffici in tutto il mondo: parliamo con il CEO Sergio Pisano del ruolo dell’AI
Hill + Knowlton Strategies è un’agenzia internazionale di pubbliche relazioni con oltre 80 uffici in tutto il mondo, una delle più longeve nel mercato italiano. Nata nel 1927 a Cleveland (Ohio) e sbarcata in Italia nel 1963, oggi è una delle realtà più solide e lungimiranti nell’ambito della comunicazione, costruendo e bilanciando il valore aziendale attraverso strategie di comunicazione sempre all’avanguardia. Ne abbiamo parlato con Sergio Pisano, CEO di H+K Italia.   Quando nasce H+K Strategies e con quali obiettivi? Siamo una società di consulenza internazionale con oltre 80 uffici in tutto il mondo, ognuno dei quali si avvale di professionisti che operano in mercati con proprie specificità. Copriamo tutto lo spettro dei servizi possibili nell’ambito delle relazioni pubbliche, operando nel campo della reputation intesa in senso molto ampio, dalla comunicazione corporate al crisis management fino ad arrivare a tutta quella gamma di attività riassunte nel termine di brand communication. Fra Milano e Roma siamo in totale circa 40 professionisti e proprio nella Capitale, fra le varie specializzazioni, abbiamo un grosso core nella sostenibilità e ESG (Environmental, Social e Governance). Entrambi gli uffici – come tutti quelli del network – non operano come silos distinti ma in piena sinergia, per fornire ai clienti, siano essi corporate o marketing, le migliori soluzioni possibili attraverso il lavoro di diversi professionisti della comunicazione, anche dislocati in altri mercati. Questa è la nostra visione moderna del lavoro di comunicatore. Quindi un network internazionale mi sembra di capire che sia il vostro valore aggiunto Oggi non è affatto scontato trovare colleghi così collaborativi in tutti gli angoli del mondo, che si basano sulla logica del “one region one team”. Nel nostro Paese non solo operiamo con team misti ma accogliamo al nostro interno anche colleghi internazionali con cui condividere conoscenze ed esperienze e questo, oltre ad essere fantastico, negli ultimi tre anni si è rivelato un modello che dato frutti eccellenti. In Italia il mondo della comunicazione è ancora indietro rispetto, ad esempio, ai Paesi anglosassoni? Per certi aspetti si, ma la colpa può essere anche nostra. Dico sempre che la cosa più brutta che possa succedere è di sedersi di fronte ad un cliente e dirgli cose che lui conosce già. Lì la posizione di comunicatore può già essere a rischio. È tutto il contrario di ciò che dovrebbe fare un consulente, ovvero fornire informazioni serie, contenuti lungimiranti e magari anticipare dei fenomeni. È lì che risiede il valore e si diventa competitivi ed è soprattutto una nostra responsabilità. Per questo, possiamo dire che una delle caratteristiche principali di un comunicatore deve essere la creatività?Assolutamente. Faccio un esempio: alla mia squadra dico sempre di leggere i giornali al mattino, può sembrare una banalità ma non lo è affatto. Per uno che fa il nostro mestiere sono una fonte eccezionale di ispirazione e documentazione. Raccogliamo dati, diamo un’interpretazione degli stessi e forniamo una direzione di dove stiamo andando come società economica, sociale e culturale. Questa forse è la caratteristica più importante di tutte che un consulente deve avere: prima ancora di eccellere nel proprio lavoro deve conoscere il business dei propri clienti, le peculiarità dell’azienda, le problematiche di quello specifico business, chi sono i portatori di tali problematiche, chi sono gli stakeholder e così via. Credo che curiosità e conoscenza sono fattori critici di successo per un consulente. A proposito di curiosità: H+K Strategies è molto attiva nell’ambito dell’AI, sia nei mercati internazionali che in quello italiano. Qual è il vostro approccio alle enormi potenzialità delle nuove tecnologie di intelligenza artificiale? L’AI, o più correttamente la possibilità di creare dei pezzi di contenuto con l’intelligenza artificiale, è uno strumento e come tale rientra nel novero di quelli che costituiscono la dote professionale di un ottimo consulente. Allo stato attuale rappresenta un ottimo territorio di sperimentazione e noi siamo facilitati dal fatto che, in quanto multinazionale, respiriamo quest’aria di innovazione in maniera quasi naturale. Perché se non cavalchi l’innovazione, come in qualsiasi altro settore, sei destinato ad un lento declino e, nella peggiore delle ipotesi, alla sparizione totale. Oltre i confini nazionali, i nostri colleghi stanno già lavorando con l’intelligenza artificiale e in Italia teniamo il passo, avendo costruito un gruppo di lavoro all’interno dell’agenzia che si sta occupando di verificare tutte le sue potenziali applicazioni. E le possibilità, allo stato attuale, ci sono già tutte. Non andrà a sostituire il lavoro umano ma, semmai, a sostenerlo. Ad esempio, non scriverà contenuti se non saremo noi stessi a fornirgli dei prompt adeguati e a verificare l’effettiva corrispondenza con le necessità di comunicazione di un’azienda o una marca. La differenza è sempre fatta dalle persone, altrimenti il risultato sarà un prodotto ingegneristico accurato ma poco “caldo”. Dipende solo da noi utilizzare al meglio questo strumento per creare qualcosa di più grande, complesso e memorabile. Il tutto somiglia molto a quanto accaduto con i social media che, all’epoca del loro esordio, rappresentarono una disruption. Chi è riuscito a interpretare il loro potenziale iniziale ha avuto un successo enorme, gli altri sono rimasti indietro. L’intelligenza artificiale – secondo me un fenomeno ben più complesso – sono convinto che porterà nel nostro lavoro a un’evoluzione della professione oltre che regalare molteplici applicazioni inaspettate. Ad esempio? Non è nelle nostre corde raccontare l’utilizzo di qualcosa per fare notizia, sarebbe facile fare un titolo per lo stadio embrionale nel quale si trova questa innovazione. Noi ci stiamo confrontando col mondo del media e delle agenzie creative e ci siamo dati degli obiettivi sul piano della qualità e della formazione interna e ad ogni livello. Il nostro interesse è lavorare nel creare sistemi complessi in cui il motore dell’AI acceleri la qualità del servizio che offriamo, magari guidando quelle aziende che come noi guardano con ambizione al futuro nella costruzione di strategie di comunicazione efficaci e soprattutto vincenti per il business. Stiamo lavorando dietro le quinte per essere pronti quando la curiosità attuale dei clienti per il quale lavoriamo, e del mercato in generale, si trasformerà in vere e proprie richieste. Alcune sorgeranno in modo spontaneo, altre saranno indotte da noi. In ogni caso il futuro è tutto da scrivere. di Raffaela Mercurio

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