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Berlino, auf wiedersehen: una bella che non balla più

La capitale europea della musica elettronica, in epoca Covid, ha cambiato volto. Privata della sua linfa appare ferita, ma non morta. Una città dall’anima resiliente e la storia lo insegna.

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3 marzo 2020: con un piccolo bagaglio, utile ad una sola settimana di permanenza, mi ritrovo nell’aeroporto di Bergamo “Orio al Serio” direzione Berlino. Intorno a me l’atmosfera è spettrale: nessuna fila, nessun rumore, qualche addetto al personale e rarissimi viaggiatori.
Mi rendo conto che la situazione è molto più seria di quella che avevo immaginato.

Tornare indietro ormai non è più possibile, sono già sull’aereo…che è completamente vuoto.
Ricordo di essermi domandata: “Il pilota almeno c’è?”

Berlino
Berlino – © Raffaela Mercurio

Quella settimana di vacanza si trasformò in una permanenza forzata lunga tre mesi.
I voli per l’Italia erano stati cancellati e quei pochi avevano costi esorbitanti.
L’unica cosa da fare era non farsi sopraffare dallo sconforto e dalla paura.
In Germania le restrizioni non partirono così dure come in Italia, il ché mi permise di conoscere la città nel modo migliore che esista: vivendola.
Willkommen, wir starten! (Benvenuta, iniziamo!)

Partiamo da un assunto: Berlino o la si ama o la si odia.
Il motivo è che in essa coesistono due anime che vanno a braccetto senza mai fare a pugni: un’anima malinconica e sgangherata che resta aggrappata al suo passato e un’anima cosmopolita e sui generis che rispecchia il suo presente. Questa dualità è presente in ogni aspetto: nell’architettura, nello stile di vita, nella cultura e, soprattutto, nei berlinesi.

@Berlino - © Raffaela Mercurio
Berlino – © Raffaela Mercurio

In poco tempo, Berlino mi colpisce per alcune sue curiosità: il döner Kebab (sapete che il Kebab nasce proprio qui, nella comunità turca di questa città?), i carrelli della spesa abbandonati ad ogni angolo della strada (non sono mai riuscita a capirne il perché), le sferzate di vento improvvise, i murales e gli adesivi ovunque, i mercatini domenicali, la musica di altissima qualità anche al supermercato, le birre, i locali e i ristoranti carinissimi.

Ai berlinesi piace tantissimo mangiare, vi ricordano qualcuno?

Ma Berlino è ferita. Senza dubbio si è guadagnata il titolo di capitale europea della musica techno-elettronica e in pieno lockdown perde la sua linfa vitale. Chi ci vive mi racconta di trovarla spenta, malconcia, come privata del suo più grande amore.

Una città che ha ricostruito le sue fondamenta sulla cultura e sulla musica ed ora, che è solo silenzio, non sa ricollocarsi.

I locali, dai più ai meno famosi, sono chiusi fino a data da destinarsi. I dj che hanno trovato qui la loro Mecca si sono dovuti reinventare con dirette e djset casalinghi ma nessuno, proprio nessuno, ha voglia di ballare. Persino, il Berghain, considerato uno dei club underground più importanti -e misteriosi- al mondo, ha aperto recentemente le sue porte cambiando identità e diventando una galleria di arte contemporanea.

@Berlino - © Raffaela Mercurio
Berlino – © Raffaela Mercurio

Penso così a tutte quelle città che, come New York, hanno fatto del caos la loro essenza; città come Parigi con le sue luci e i suoi fasti. Roma e la sua arte che solo pochi ora possono ammirare. Mi accorgo che le città hanno un’anima, oggi allo sbando.

Non si tratta di divertimento in senso lato, di cultura musicale e né tantomeno di predisposizione urbana: la musica è il filo conduttore del passato e del presente. Qui a Berlino la storia non si nasconde ma si reinventa e, ancora una volta, è proprio la città stessa a suggerirlo.

Viene spontaneo chiedersi spesso se ci si trovi nella parte Est o Ovest della città: guardando in basso si trovano incisioni che segnano ancora il confine. Vi è poi ancora il Muro di Berlino, oggi diventato un’opera d’arte a cielo aperto.

La divisione è però netta in ambito architettonico.
La Berlino Est dominata dai Sovietici è costituita prevalentemente da palazzi imponenti in cemento e immensi vialoni – primo su tutti Karl-Marx-Allee; Berlino Ovest è stata invece interamente ricostruita dopo la Seconda guerra mondiale, orientandosi verso un’architettura futurista, metafora di rinascita e libertà.

Macino km per mesi lasciandomi guidare spesso dal mio intuito. Ero partita per conoscere Berlino con le sue contraddizioni ed ho trovato molto più di quello che cercavo. Con alcuni luoghi si creano dei legami che nessuna abilità retorica può descrivere davvero.

Berlino - © Raffaela Mercurio
Berlino – © Raffaela Mercurio

Ero partita per trovare lei ed è stata lei a scovare me.
Berlino resiliente, abbatterai un altro muro- questa volta metaforico- e ritornerai melodia.
Tschüss, ciao!

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