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Buona la terza

Il mondo, l’Italia e i vaccini. È iniziata ieri in Italia la somministrazione della terza dose di vaccino per tutelare i più deboli. Il tema della terza iniezione è cruciale.

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Sapere di non sapere. Dovremmo riscoprire il valore eterno del paradosso socratico, quando affrontiamo i delicati temi connessi alla campagna vaccinale globale. Soprattutto oggi, davanti all’incontestabile successo dell’immunizzazione di massa, ma alla vigilia della somministrazione della terza dose. Diamo per acquisiti e sostanzialmente irrilevanti scontri e polemiche.

Il tema della terza iniezione è cruciale, perché riguarda l’immunizzazione nel tempo delle persone e la tenuta dell’ormai leggendaria ‘immunità di gregge’, una volta dovesse essere raggiunta. Ed è qui che il paradosso socratico ci viene in soccorso, perché la comunità scientifica non è in grado di fornirci risposte certe e inequivocabili sulla necessità o meno di sottoporre l’intera popolazione a una nuova dose.

Ancora, sulla durata della copertura delle prime due, sugli effetti e possibili controindicazioni di ulteriori inoculazioni. Tutto perfettamente normale, dato che stiamo costruendo giorno dopo giorno la relativa letteratura scientifica. In tempi incredibilmente ristretti e dettati dall’emergenza, ma anche potendo contare su una platea di centinaia di milioni di soggetti pressoché in contemporanea, come mai accaduto nella storia della medicina.

Ammettere di non sapere non significa, dunque, procedere a tentoni. Anzi. È il metodo scientifico applicato al suo meglio, con i relativi e necessari aggiustamenti nel tempo. In conseguenza di tutto ciò, alcuni Paesi hanno scelto un atteggiamento più prudente, come gli Stati Uniti che limiteranno per ora la terza dose agli over 65, anche per il loro storico approccio molto legato al rapporto costi-benefici, mentre in Israele – che ha da subito optato per scelte meno conservative – si procederà in massa.

Le autorità sanitarie dell’Unione europea sono per la prudenza, ma lasciano ai singoli Paesi l’ultima decisione, in attesa di poter varare indicazioni valide per tutti. L’Italia, per bocca del commissario Figliuolo, ha scelto un approccio pragmatico e in linea con la tattica dei passi piccoli ma decisi che ha segnato il successo di una campagna vaccinale oggi additata a esempio a livello mondiale.

Si partirà con la terza dose, ma somministrandola solo ai più anziani, ai pazienti delle Rsa e al personale sanitario più esposto. Questo permetterà di avviare e organizzare la macchina, in attesa di indicazioni scientifiche più chiare e scegliendo comunque di tutelare i più deboli.

L’invito, in conclusione, non può che essere alla razionalità. Valga come monito il nulla in cui sono finite le apocalittiche previsioni di appena pochi mesi fa sulla campagna vaccinale.

 

di Fulvio Giuliani

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