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Vaccini, teologia e libertà personale

L’intervento del cardinale Willem Jacobus Eijk nell’ambito del convegno organizzato da Voice of the Family, testimonianza della padronanza nell’esibire dati a supporto dell’efficacia e sicurezza dei vaccini.

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Abbiamo letto con interesse l’intervento del cardinale Willem Jacobus Eijk nell’ambito del convegno organizzato da Voice of the Family su “Salute dei malati e salvezza delle anime”. Il cardinale, ben ancorato al magistero di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ha una solida formazione scientifica, circostanza testimoniata dall’assoluta padronanza nell’esibire dati e tabelle a supporto delle tesi esposte in relazione a efficacia e sicurezza dei vaccini.

Eijk ha approfondito il discorso sul tasso di mortalità e sulla gravità delle malattie derivanti da effetti collaterali dovuti ai vaccini rispetto a quelli causati dal Covid-19, smontando una per una anche le obiezioni etiche circa le modalità con le quali i vari prodotti immunizzanti vengono progettati, sviluppati e testati.

La relazione riprende e approfondisce i contenuti della nota della Congregazione per la dottrina della fede del 21 dicembre 2020, che ha dichiarato la liceità morale dell’uso dei vaccini anti-Covid. Vaccinarsi, quindi, per il cardinale è un «obbligo morale per il bene comune», alla faccia di certi cattolici conservatori (alla Carlo Maria Viganò) contrari alla vaccinazione obbligatoria e al Green Pass.

Posizioni, queste ultime, che paradossalmente si incontrano con certa intellettualità di sinistra, con particolare riferimento ai professori Cacciari e Agamben, per non dire di alcuni altri troll maniacalmente presenti sui social e puntualmente invitati in televisione. Costoro sottolineano in particolare le problematiche connesse alle (negate) libertà personali di pensiero e circolazione. Un giovane filosofo parlava addirittura di ‘falsificazione’ popperiana per difendere la libertà di chiunque di contraddire le tesi scientifiche dominanti, come se ‘falsificare’ significasse esprimere un’opzione dialettica, una sorta di chiacchiera all’ora del thè e non presentare invece un’ipotesi di lavoro scientificamente testata e dimostrata.

Dispiace in particolare sentire Massimo Cacciari, a proposito del Green Pass, parlare di discriminazione tipica dei regimi dispotici; oppure della campagna di vaccinazione come di una sperimentazione di massa; per non dire dell’ossessione contro lo ‘stato di emergenza’, quasi ci fossero i carri armati per le strade e non si trattasse di una semplice misura di coordinamento amministrativo a fronte di 20 sistemi sanitari diversi. Etsi Covid-19 non daretur!

 

Di Fabio Torrembini

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