Gio Evan e un ricco 2026, tra album live, il tour ‘Extraterreste’, Evanland e un nuovo romanzo
A Milano, in un incontro raccolto e partecipe, Gio Evan ha messo in fila il suo futuro prossimo: un album live che nasce dal teatro, un nuovo tour estivo, la quinta edizione di Evanland e un romanzo
Gio Evan e un ricco 2026, tra album live, il tour ‘Extraterreste’, Evanland e un nuovo romanzo
A Milano, in un incontro raccolto e partecipe, Gio Evan ha messo in fila il suo futuro prossimo: un album live che nasce dal teatro, un nuovo tour estivo, la quinta edizione di Evanland e un romanzo
Gio Evan e un ricco 2026, tra album live, il tour ‘Extraterreste’, Evanland e un nuovo romanzo
A Milano, in un incontro raccolto e partecipe, Gio Evan ha messo in fila il suo futuro prossimo: un album live che nasce dal teatro, un nuovo tour estivo, la quinta edizione di Evanland e un romanzo
A Milano, in un incontro raccolto e partecipe, Gio Evan ha messo in fila il suo futuro prossimo: un album live che nasce dal teatro, un nuovo tour estivo, la quinta edizione di Evanland e un romanzo che porta nel titolo la parola più difficile di tutte, “gioia”. Ne viene fuori il ritratto di un artista che continua a usare canzoni, poesia e scene aperte come strumenti di ricerca interiore, più che come semplice intrattenimento.
Dal 6 febbraio arriva in digitale “L’affine del mondo Live”, album registrato durante il tour teatrale che ha toccato una ventina di tra i principali teatri italiani, restituendone l’energia in una forma nuova. Sul palco e ora nel disco, Gio intreccia poesia e canzone in un unico percorso narrativo, tenendo insieme scrittura, filosofia ed emozione attraverso un linguaggio diretto ma mai semplificato.

Il 22 marzo Gio Evan porterà questo universo anche fuori dall’Italia, con un live a Londra, all’Islington Assembly Hall, tappa simbolica di un percorso che ormai guarda stabilmente oltre confine. Poi, dal 20 giugno, si aprirà un nuovo capitolo: da Villa Ada a Roma partirà “EXTRA TERRESTE”, il tour musicale, comico e spirituale che attraverserà l’estate. “L’idea del titolo parte da una riflessione su quanto stiamo accumulando e quanto rimane di noi in un quotidiano pieno di comodità, di comfort, di facilitazioni”, racconta Gio Evan, chiedendosi se la vera ricchezza dell’umano sia potersi permettere tutto ciò che gli passa per la testa, o invece “saper rinunciare alle cose, perché la nostra soddisfazione l’abbiamo dentro e non c’è bisogno di cercarla fuori, in cose ‘extra’ che non abbiamo la necessità di tenerci”.
Lo spettacolo “Extraterreste”, si annuncia come un viaggio intimo e leggero nella contemporaneità, dentro la nostra tendenza all’accumulo e il conseguente allontanamento dall’essenziale. In scena, Gio attraversa il confine sottile tra cura e controllo, tra attaccamento e presenza, lavorando sull’idea di ciò che decidiamo di conservare e di ciò che, invece, finisce per consumarci. Le date annunciate toccano alcuni luoghi simbolici dell’estate italiana: il 20 giugno Villa Ada a Roma (Villa Ada Festival), il 25 giugno il Magnolia di Milano, il 2 luglio il Parco delle Caserme Rosse di Bologna (Bonsai), il 4 luglio il Castello di Villafranca di Verona (Villafranca Festival 2026) e il 5 luglio il Parco della Certosa di Collegno (Flowers Festival).
Al centro dell’incontro milanese, però, c’è anche Evanland, il festival “del mondo interiore” creato da Gio Evan insieme al manager Bruce Labbruzzo, che tornerà il 25 e 26 luglio alla Rocca Maggiore e in tutta la città di Assisi per la sua quinta edizione. L’artista lo definisce un “raduno dei buoni” più che un classico festival, uno spazio dedicato alla gentilezza, alla ricerca interiore, alla consapevolezza, a chi sente il bisogno di fermarsi e riconnettersi. “Il raduno dura 48 ore e ci sono dei workshop, gli esercizi di comunità perché quello che vorrei sempre accadesse è il senso di accoglienza e di accettazione verso l’altro. E mi piace che accada nella natura. Mi piace dire che questo è il primo festival non dove non fa uso di canne, perché davvero non ce n’è bisogno! C’è l’attenzione verso l’altro, ma attenzione non è una promozione sulla felicità della vita”, sottolinea, quasi a sgomberare il campo da ogni spiritualità da cartolina.
Parlando di Evanland, Gio insiste sul fatto che non ci sia bisogno di “agenti esterni” per sentirsi parte di qualcosa, nemmeno, paradossalmente, dell’acqua: ciò che conta è il nutrimento emotivo che passa attraverso la comunità, l’attenzione reciproca, la possibilità di stare insieme anche nelle proprie fragilità. Non è un festival che promette felicità in 20 giorni o in un weekend, anzi: “il nostro percorso è lontanissimo da chi promuove una felicità o dei ‘20 giorni per la felicità’: puttanate”, dice senza giri di parole, rivendicando uno spazio in cui si può “stare a pezzi”, imparare a fecondare e attraversare la tristezza. “La gioia non ha bisogno di insegnamenti: quando arriva l’accogli e ti viene spontaneo, la gioia è già più intelligente di noi. Quando arriva sai che sarà condivisa, perché è nella sua natura”, aggiunge, spiegando che Evanland è piuttosto il luogo dove si lavora sulle ferite, sulle processioni di tristezze, dove si “legge” e si elabora insieme ciò che fa male.
Per questo, racconta, Evanland è anche un festival dove “si piange un sacco”: una comunità di “fiori di lacrime” che si muove in modo artigianale sulle emozioni, come falegnami che levigano gli spigoli e imparano a riconoscere tanto le crepe quanto le parti già compiute. L’idea è quella di un lavoro emotivo condiviso, in cui la disperazione non viene spettacolarizzata ma “messa al servizio”, indirizzata e lavorata insieme.
A dare corpo alla dimensione musicale, quest’anno ci saranno, il 25 luglio, Cisco e gli ex Modena City Ramblers, che celebreranno i 30 anni de “La grande famiglia” con i brani più iconici e una selezione dei loro maggiori successi, e Montoya, con un dj set in cui mescola elettronica, folk latinoamericano, cultura andina e musica classica europea. Il giorno dopo, il 26 luglio, sarà la volta dei Vazzanicchi guidati da Valerio Lundini, con uno show di rock’n’roll intriso di swing, rockabilly, surf, ironia e nonsense, dove improvvisazione e rapporto col pubblico diventano parte dell’impianto narrativo.
A chiudere idealmente questo nuovo orbitare, dal 31 marzo arriverà in libreria “La gioia è un duro lavoro” (Feltrinelli), il romanzo in cui Gio Evan affronta la scomparsa della madre intrecciando il lutto con gli insegnamenti spirituali ricevuti dal suo maestro. È una storia sospesa tra sogno e realtà, in cui la gioia non è uno slogan ma un traguardo fragile, che richiede fatica, cura e continui aggiustamenti, proprio come le sue performance e i suoi festival. In questo intreccio di dischi, tour, festival e scrittura, la sensazione è che Gio Evan stia continuando a costruire, tassello dopo tassello, un unico grande discorso: quello di un’arte che non promette salvezza, ma invita a stare, insieme, dentro la complessità delle emozioni.
di Federico Arduini
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- Tag: musica, Musica italiana
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