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Gli Extraliscio e il loro “ROMANTIC ROBOT”: lasciare il liscio per un robot

Romantic Robot è il nuovo disco della band che si è fatta conoscere per aver riportato in auge il liscio da balera. Ora gli Extraliscio voltano pagina e si “contaminano” in altri generi musicali. Da Tony Renis a Luca Barbarossa, che ha regalato loro la sua inedita “E’ così”

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Che la musica nasca da mondi diversi non è di certo una novità. Una delle forze portanti della composizione e della scrittura sono spesso la contaminazione e la sperimentazione. Ma se di solito sono solo parte dell’alchimia che sta alla base della nascita di una canzone, vi sono artisti che usano queste due forze come la pietra angolare intorno a cui costruire. Tra questi ci sono certamente gli Extraliscio. 

Noti al grande pubblico per la loro partecipazione al Festival di Sanremo 2021 con il brano “Bianca luce nera, gli Extraliscio tornano oggi, venerdì 6 maggio, su tutte le piattaforme digitali con il loro nuovo album “ROMANTIC ROBOT”, per l’etichetta “Betty Wrong” di Elisabetta Sgarbi

Quel processo di contatto tra il liscio delle balere e l’universo dell’elettronica, che era stato la cifra stilistica della loro produzione, tocca qui nuove vette, staccandosi sempre di più dalla tradizione, sfruttando di questa solo gli archetipi e declinandoli in un linguaggio nuovo. 

Gli Extraliscio, sempre più “Extra” e meno “Liscio”

Anche un autore così apparentemente distante dal loro mondo come Luca Barbarossa in “ROMANTIC ROBOT” trova un habitat a lui consono, impreziosendo la title track con la sua “È così”, presentata per la prima volta dal vivo durante lo scorso Concertone del Primo Maggio a fianco dei nuovi Extraliscio. Già, i nuovi. Perché se insieme al motore del progetto Mirco Mariani c’è ancora Moreno il Biondo non c’è più Mauro Ferrara, in questo disco defilatosi per via dell’evoluzione stessa del gruppo, del messaggio. 

Extraliscio
Da sinistra: Davide Toffolo, Roberto Molinelli, Elisabetta Sgarbi, Mirco Mariani e Moreno il Biondo

E pensare che “ROMANTIC ROBOT” non avrebbe neanche dovuto vedere la luce, visto che Mariani stava lavorando ad un altro disco per la band, ora messo in pausa. Poi un paio di concerti a Taranto e Matera con un’orchestra diretta dal Maestro Roberto Molinelli e l’idea prende forma: far incontrare la musica della band con il mondo della sinfonica. 

A curare gli arrangiamenti, tutti suonati dai software dei computer, lo stesso Maestro Molinelli, sapientemente affiancato dalla vulcanica mente musicale di Mariani, chiusosi un mese intero in solitudine nel suo laboratorio. Il risultato è un disco di nove brani che sono un viaggio, con la tradizione popolare come punto di partenza, nell’ignoto il suo punto d’arrivo. Lo si capisce fin dalle prime due tracce, la title track d’apertura “Romantic Robot”, che ricorda una navicella in partenza verso lo spazio, e la ballad “Le Nuvole”: sperimentazione e tradizione

«Per questo disco abbiamo fatto tutto all’incontrario, per questo è un disco da ascoltare a testa in giù. L’orchestra sinfonica è diventata meccanica, diretta da un uomo che non esiste. Mellotron (strumento musicale a tastiera che non ha un suono proprio, pensato per riprodurre il suono di strumenti musicali tipici dell’orchestra sinfonica o voci umane, ndr ) che prendono il volo e si avvicinano piano piano, con lentezza, verso una luce che non esiste. Ma noi siamo lì, nascosti, nessuno ci può vedere e aspettiamo che questi suoni invisibili diventino reali» racconta Mariani.

Da segnalare anche il ritorno della voce di Davide Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti, in una sinergia che promette di regalare altre novità in futuro. 

Infine, impossibile non citare la versione totalmente inedita di “Non mi dire mai goodbye” di Tony Renis, arrangiata e rivestita in lunghe telefonate notturne insieme al leggendario cantautore.

Un ulteriore congiungimento tra passato, presente e futuro. 

di Federico Arduini

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