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I Soprano

“I Soprano” compie 25 anni, la serie tv che ha cambiato per sempre le regole del piccolo schermo

Quest’anno la serie “I Soprano” festeggia un quarto di secolo, ma per il suo ideatore, David Chase: “Forse non dovremmo vedere questo anniversario come una celebrazione. Piuttosto come un funerale”

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“I Soprano” compie 25 anni, la serie tv che ha cambiato per sempre le regole del piccolo schermo

Quest’anno la serie “I Soprano” festeggia un quarto di secolo, ma per il suo ideatore, David Chase: “Forse non dovremmo vedere questo anniversario come una celebrazione. Piuttosto come un funerale”

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“I Soprano” compie 25 anni, la serie tv che ha cambiato per sempre le regole del piccolo schermo

Quest’anno la serie “I Soprano” festeggia un quarto di secolo, ma per il suo ideatore, David Chase: “Forse non dovremmo vedere questo anniversario come una celebrazione. Piuttosto come un funerale”

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Quest’anno la serie “I Soprano” festeggia un quarto di secolo, ma per il suo ideatore, David Chase: “Forse non dovremmo vedere questo anniversario come una celebrazione. Piuttosto come un funerale”

Era il 10 gennaio 1999 quando le vicende del boss della mafia italoamericana Tony Soprano venivano trasmesse per la prima volta dall’emittente televisiva statunitense Hbo: era l’inizio de “I Soprano”, la serie tv che ha cambiato per sempre le regole del piccolo schermo. Arrivata in Italia nel 2001 su Canale5, quest’anno festeggia il quarto di secolo dal primo episodio vantando tuttora il primato di serie più premiata di sempre (87 riconoscimenti, tra cui cinque Golden Globes e tre Emmy Awards). Ma cosa resta di quell’attesa smaniosa tra un episodio e l’altro che generava fra i fan e di quella fortissima immedesimazione con i protagonisti che l’hanno resa un fenomeno sociale e di costume? A queste domande ha risposto l’ideatore, il 78enne David Chase, in un’intervista rilasciata recentemente al “The Times”: «Forse non dovremmo vedere questo anniversario come una celebrazione. Piuttosto come un funerale». Il riferimento è al 2023, l’anno in cui si è assistito a un massiccio calo (-14%) di sceneggiature originali trasmesse dalla tv americana, con nuovi titoli sempre più rari e molte cancellazioni tra quelli esistenti. In Italia le cose vanno meglio: la Rai ha puntato su serie tv sempre più attrattive (da “Mare Fuori” a “L’amica Geniale” fino ai recenti biopic su Mameli e Califano), contando sull’appoggio della piattaforma RaiPlay che a oggi risulta l’unico vero servizio di streaming totalmente italiano e gratuito (finalmente non più relegato a mero archivio storico). I motivi di questa inversione di rotta sono figli dei tempi e del nuovo modello di narrazione promosso dai colossi dello streaming.

Dice Chase: «Siamo più inclini al multitasking. Il pubblico non riesce a tenere la mente concentrata sulle cose, quindi noi registi non possiamo fare niente che richieda al pubblico di concentrarsi più di tanto». È questo uno dei punti chiave della lotta sindacale che ha bloccato Hollywood per cento giorni: la nostra incapacità di prestare attenzione a un solo dispositivo alla volta (perché perennemente distratti dallo smartphone) sta obbligando i colossi del settore a cambiare nuovamente le regole, costringendo i registi a proporre trame sempre meno complesse che potrebbero destabilizzare il pubblico. «Se le persone guardano un episodio mentre usano il loro iPhone, beh, come narratori scrivere per un pubblico del genere diventa quasi impossibile» ha osservato la regista Justine Bateman.

A questo si aggiunge il fenomeno sempre più diffuso del binge watching che porta gli spettatori a fare incetta di serie tv in rapida successione e in un lasso di tempo ristretto. L’esatto opposto della dolce pazienza richiesta da serie come “I Soprano”, in cui la trama intricata e la capacità di umanizzare con il protagonista Tony (definito il primo antieroe televisivo) venivano attese puntata dopo puntata, senza possibilità di accelerare i tempi della scoperta di segreti e colpi di scena. Un’era finita, quindi? Non del tutto. Sam Esmail, regista e sceneggiatore di alcune delle serie più amate al mondo (come “Mr.Robot” e “Homecoming”), è ottimista sul fatto che la tv continuerà ad avere un posto importante nella nostra cultura: «Tutto è ciclico. Arriverà uno show come “I Soprano”, “Breaking Bad” o “True Detective” a eccitare le masse e riportare la tv indietro nel tempo». Non ci resta che aspettare con pazienza, come la tv insegna.

Di Raffaela Mercurio

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