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J-Ax è cresciuto e noi con lui

J-Ax e Fedez, di nuovo insieme, per presentare il concerto LoveMi, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza. Bello vederli riappacificati dopo i dissapori che li hanno divisi per anni

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Per chi è cresciuto negli anni ‘90 in periferia o nei Paesi satelliti di Milano, dove il massimo della serata era ritrovarsi al pub e fumare qualche canna al parchetto, J-Ax è stato un amico. Era uno di noi, se non lo si conosceva direttamente era l’amico di un amico, o cugino di… Lo Zio, che ha portato la sua e la nostra rabbia sul palco. Che ha urlato il nostro disagio, il nostro non sentirci ascoltati, rappresentati, capiti. Lo zio che ce l’ha fatta, nonostante cadute, cazzotti ed errori.

Noi che siamo cresciuti con lui gli abbiamo perdonato anche il fatto che sia diventato grande, abbiamo chiuso un occhio sul suo lato che via via che gli anni passavano diventava meno incazzato e più commerciale. Lo abbiamo seguito a volte da lontano, a volte con un orecchio e un occhio solo, a volte più da vicino.  Senza mai abbandonarlo. Abbiamo sentito i brividi ascoltando Intro, osservando come lui i nostri capelli ingrigirsi, e abbiamo pianto quando ha condiviso la meravigliosa “tutto sua madre”.

Sempre noi ex ragazzi di periferia abbiamo guardato con interesse, ma anche con un po’ di diffidenza il sodalizio con Fedez. Abbiamo cercato di capire chi fosse questo Federico, se fosse vero, se ci potessimo fidare. Alla fine ci ha convinto. Ci hanno fatto divertire insieme, sorridere, ballare. Nessun capolavoro musicale, ma quell’ironia, quel saper raccontare storie che noi amiamo. E cosi abbiamo iniziato a sentire un po’ nostro anche il giovane Fedez. Che nel frattempo ha trovato una sua strada. E no, non ci è piaciuto quando le loro strade si sono divise. I due funzionavano, univano generazioni diverse, si divertivano. Abbiamo aspettato. E questo fare pace in un momento in cui si fa la guerra (purtroppo la guerra vera) ci ha fatto sentire bene.

L’orgoglio, il risentimento, l’amarezza non portano da nessuna parte. E le persone, quelle vere, quelle belle sanno che ci sono dei momenti in cui bisogna passare oltre, sicuramente la malattia di Fedez era quel momento. E Alessandro non ci ha deluso. E neanche Federico. E ora siamo pronti. Il 28 giugno saremo al concerto LoveMi. Siamo pronti, a buttarci in mezzo ai ragazzi, a urlare, cantare, a tornare giovani sotto quel palco. E Siamo in prima linea per aiutare la fondazione Tog a cui il concerto è dedicato e i cui proventi finanzieranno la costruzione di un centro specialistico rivolto ai bambini con gravi patologie neurologiche in Viale Jenner a Milano. Perché lo Zio è tornato. E Fedez è uno di noi.

Di Ginevra Ferrari

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