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La Casa di Carta: si chiude il sipario. Con qualche fischio

La storia della banda di rapinatori più famosa del mondo è arrivata al termine. La trama de La Casa di Carta tuttavia non è sempre stata all’altezza della prima stagione. La fretta non è mai una buona consigliera e quando non si hanno idee, meglio tacere.

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Ora che è uscita anche l’ultima stagione de “La Casa di Carta”, quella finale dopo la quale si potrà scrivere (forse) per sempre la parola “The End” nei titoli di coda, è giunto il tempo di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, con la doverosa premessa e promessa che nulla sul contenuto dell’attesissimo final cut verrà spoilerato in questo articolo.

Diciamolo subito, “La Casa de Papel” è uno dei prodotti più geniali che siano mai passati sulla piattaforma di Netflix: i calcoli del professore che fornisce indicazioni da remoto, l’idea di fondo, i caratteri dei personaggi, l’ambientazione, la trama suggestiva, l’utilizzo di “Bella ciao, il vestito rosso, l’idea di “Resistenza”, la maschera di Salvador Dalì sono tutti ingredienti che rendono irripetibile la storia.

Date queste premesse, ora che si è arrivati (per molti finalmente) ad una conclusione, viene spontaneo porsi una domanda: perché dopo le prime entusiasmanti stagioni, non si è pensato a una trama più originale e avvincente che rendesse l’avventura dei celebri ladri più credibile e meno circense?

Certi episodi sono quasi surreali, ai limiti del possibile: Tokyo che guidando una moto evita i colpi di pistola durante una sparatoria oppure quando il personaggio Rio che fino a qualche mese prima faceva l’informatico maneggia un bazooka come se fosse un accendino e molte altre scene ancora fanno immaginare che si sarebbero potute trovare idee più convincenti e realistiche per rimanere più aderenti all’avvincente trama delle prime stagioni.

Berlino, uno tra i personaggi certamente più riusciti della serie tv, per esempio, è stato fatto morire troppo presto; se ne devono essere accorti anche gli sceneggiatori che lo hanno fatto rivivere tramite una serie di flashback ricorrenti nel corso delle stagioni.

È chiaro che scene come queste non possono lasciare soddisfatto uno spettatore che si è consumato gli occhi divorandosi tutta d’un fiato una stagione straordinaria come la prima. Inevitabile che le aspettative fossero altissime.

Sembra banale dirlo ma evidentemente non lo è: è molto più importante pensare alla qualità piuttosto che fare le cose (forse) con troppa fretta non riflettendo a fondo sulla costruzione dei personaggi e sulla trama; il rischio è di scadere quasi nel fantascientifico e di perdere quell’aspetto veritiero che tanto aveva reso avvincente l’esordio de La Casa di Carta

A questo punto stagioni più corte e ragionate oppure anche l’opzione di finire prima la storia avrebbero reso questa serie ancora più affascinante, per lo meno agli occhi di una grande fetta di pubblico dato che sono molti, dopo le prime 3 stagioni, a non averla portata a termine.

Eppure le premesse per finire in bellezza c’erano tutte. Il prodotto funzionava una meraviglia inizialmente e ancora lo fa da punto di vista del business (basti pensare che “La Casa de Papel” viene inizialmente trasmessa dall’emittente spagnola Antena 3 e solo successivamente, dopo il boom di ascolti, acquistata e distribuita da Netflix in tutto il mondo). Ma la corsa al contante non può andare a discapito della qualità. Non è perchè il successo è praticamente assicurato da una questione numerica, si debbono fare le cose male e di fretta. È un po’ come quando a quei cantanti all’apice del successo si fa incidere un disco dopo l’altro, solo per cavalcare l’onda.

Certo, il pubblico chiedeva a gran voce la continuazione della serie tv e più puntate possibili, ma allora bisogna farlo nel giusto modo. Meglio dire meno ma dire meglio. La qualità supera i guadagni e anzi ne porta di maggiori col tempo. Un bel lavoro è stato fatto, per esempio, dalla serie tv “El robo del siglo” (“La rapina del secolo”), una serie tv Netflix colombiana che chi ha amato La Casa di Carta non potrà non guardare. È la storia che si cela dietro alla rapina in banca più ingente mai stata fatta al mondo all’epoca dei fatti (era il 1994 e le tonnellate di banconote trasportate 6!) e che si differenzia da “La Casa di Carta” per un particolare non trascurabile: la storia è vera.

Ora la rapina più famosa del mondo è finita ma la storia no infatti è già stato annunciato uno spin off che uscirà nel 2023 e che avrà, non a caso, protagonista proprio Berlino, il personaggio morto con troppo anticipo e reclamato dal pubblico.

La scelta di continuare la storia con uno spin off fa venire in mente ai più appassionati “Better call Saul”, lo spin off della celebre serie tv “Breaking Bad”, durata anch’essa 5 stagioni. In quel caso è stato riscosso un enorme successo e oltre a Saul, principale protagonista, è entrato in gioco durante la storia Mike, un altro tra i personaggi di Breaking Bad. Chissà che nello spin off di Berlino non entrino nuovamente in gioco personaggi de “La Casa di Carta”.

Si può dire quindi che questo non è un addio ma un bel arrivederci, o meglio, un “bella ciao”.

 

di Filippo Messina

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