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Paul is Dead, la leggenda della morte di McCartney

Paul McCartney sarebbe morto anni fa in un incidente stradale. Quello che vediamo in circolazione sarebbe un suo sosia. Una teoria bizzarra che però poggia su diversi indizi, celati anche nelle canzoni dei Beatles

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La storia della musica è costellata di leggende e miti che da sempre dividono gli appassionati, persi nel capire quanto di vero ci sia in ciascuno di questi racconti. C’è una vicenda in particolare, tra le tante, su cui sono stati versati fiumi d’inchiostro e spese decine di ore tra filmati e podcast: la presunta morte di Paul McCartneyA qualcuno sembrerebbe assurdo anche solo da pensare, ma ci sono centinaia di persone in giro per il mondo convinte del fatto che l’attuale McCartney non sia altro che un sosia del fondatore dei Beatles e che lo sia da cinquantacinque anni. Ma facciamo un passo indietro.

Anno 1966. I Beatles sono all’apice della loro carriera, tra successi discografici e tour in giro per il mondo quando, improvvisamente, decidono di abbandonare la scena live, rivoluzionando la propria immagine e, nel corso degli anni a venire, anche la propria produzione discografica.

Il motivo di questo profondo cambiamento? La voglia di sperimentare, di dedicarsi alla sola musica, stufi degli infiniti tour sfiancanti. Ma c’è chi a questa spiegazione ufficiale non ha mai creduto e pensa che la causa di questa rivoluzione sia da ricercare in un incidente stradale, tra un’Aston Martin e un camion, avvenuto la notte del 9 novembre del 1966. Alla guida dell’auto ci sarebbe stato Paul McCartney insieme ad una misteriosa ragazza di nome Rita a cui avrebbe dato un passaggio poco prima dello schianto. In seguito alla morte di Paul, i restanti Beatles avrebbero deciso di nascondere la notizia e di sostituirlo con un suo sosia di nome William Stuart Campbell, un attore, che si sarebbe sottoposto ad alcuni interventi di chirurgia plastica per rendere ancor più netta la somiglianza. Paul McCarteney

 

Negli anni successivi al diffondersi di questa bizzarra teoria sono stati in molti a rintracciare dei presunti indizi che i restanti Beatles avrebbero lasciato nella loro produzione per rendere omaggio al compagno scomparso.

Paul McCartney

 Gli indizi

Tra i più noti ci sono certamente la teoria legata all’art work di “Abbey Road”, che vede Paul unico scalzo e fuori passo rispetto agli altri tre, come ad indicarne il distacco, e quella che sostiene la presenza di un messaggio nascosto alla fine di “I’m so tired” del “White Album”: ascoltandola al contrario si sentirebbe la frase “Paul is Dead man: miss him, miss him, miss him!”.
Tuttavia, l’indizio che senza dubbio risulta il più intrigante si troverebbe sulla grafica della cassa della batteria di “Sgt. Peppers lonely hearts club band”. Prendendo uno specchietto e posizionandolo a metà della scritta “lonely hearts” si forma una nuova scritta: “I ONE I X HE <> DIE”. Uno Uno Uno X, come a dire che tre componenti ci sono e ne manca uno, e poi la scritta “He Die” – “Lui Muore”. 

Paul McCartney ha sempre scherzato su questa teoria, arrivando persino a giocarci nella scelta della copertina del suo album live “Paul is Live” del 1993, dal titolo già di per sé emblematico. Nella foto Paul è di nuovo sulle strisce pedonali di Abbey Road, accompagnato da un cane, ma nella targa del maggiolino che prima vedeva la scritta “28 IF” ( ovvero l’età che Paul avrebbe avuto all’epoca del disco dei Beatles “Se” fosse stato ancora vivo ) si legge “51 IS” come a voler dire una volta per tutte a chi lo voleva morto da un pezzo: “Sono vivo e sono pure arrivato a 51 anni!”.

di Federico Arduini

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