Pink Floyd “Live At Pompeii”: l’anti concerto entrato nella leggenda
I primi 50 anni della storica performance dei Pink Floyd nell’anfiteatro di Pompei.
Pink Floyd “Live At Pompeii”: l’anti concerto entrato nella leggenda
I primi 50 anni della storica performance dei Pink Floyd nell’anfiteatro di Pompei.
Pink Floyd “Live At Pompeii”: l’anti concerto entrato nella leggenda
I primi 50 anni della storica performance dei Pink Floyd nell’anfiteatro di Pompei.
AUTORE: Federico Arduini
C’è stata un’epoca in cui immaginare un concerto senza pubblico sarebbe sembrata una vera follia.
I grandi festival rock, da Woodstock all’isola di Wight fino a Monterey, con le loro folle festanti, erano ancora negli occhi e nelle orecchie di tutti, quando i Pink Floyd entrarono per la prima volta nel vuoto dell’anfiteatro romano di Pompei. L’idea di fare un film-concerto con al centro la musica della band inglese era balenata nella mente del regista Adrian Maben ben prima di quel giorno. Mesi prima aveva proposto a Waters e compagni di fondere la loro musica con l’arte, con dei quadri, ricevendo un secco no come risposta.
Fu il caso a quel punto, come la storia spesso ci ha abituati, a metterci lo zampino.
In vacanza a Pompei Maben aveva perso il suo passaporto. Tornato nell’anfiteatro per cercarlo rimase stregato dai suoni della natura, che emergevano dal silenzio, in mezzo alla luce di un tramonto di fine agosto. Fu così che quel luogo, figlio di una civiltà così persa nel tempo, diventò il sito perfetto di uno dei concerti più iconici della storia del rock.
Non si sa cosa maggiormente abbia concorso a creare la magia se la scaletta, aperta dall’embrione di ciò che sarebbe diventato “The dark side of the moon” che sfuma in Echoes, capolavoro senza tempo, il set o l’assenza totale di pubblico. Quel che è certo è che nessuna band sarebbe stata perfetta più dei Pink Floyd, totali antidivi così a loro agio nella sabbia a piedi nudi, senza maglia sotto il sole.
Nessuna sovrastruttura, nessun look preimpostato: solo la loro musica come protagonista.
Non è un caso che furono proprio i Floyd a rifiutare fortemente qualsiasi forma di playback per suonare tutto dal vivo in un impianto di registrazione a 24 tracce così da raggiungere la stessa qualità sonora dei loro lavori in studio. Originariamente le riprese sarebbero dovute durare sei giorni, ma l’assenza di una tensione di corrente sufficiente nell’anfiteatro costrinse la troupe a tendere un cavo direttamente dal municipio di Pompei fino alla strumentazione. Questo inconveniente finì per ridurre a solo 4 giorni per il girato, dal 4 al 7 ottobre di quel 1971 lontano oggi cinquant’anni. Per questo motivo la versione definitiva del film, che fu rappresentata per la prima volta ‘Edimburgh Film Festival’ nel giugno 1972, presenta una serie di riprese in studio aggiuntive. di Federico ArduiniLa Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
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