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Godere due volte

Confermata la positività al doping dell’atleta britannico Chinjindu Ujah della 4×100 a Tokyo 2020. Gli inglesi ora rischiano la squalifica e dunque l’argento, gli stessi che mettevano in dubbio la bontà della performance di Jacobs

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Quest’anno per l’Italia è stato un anno fantastico: dagli Europei alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Il successo ha attirato invidie e critiche, andando ad arrugginire sul piano sportivo i rapporti con quei Paesi entrati in diretta competizione con l’Italia. L’Inghilterra lo sa bene a cui quest’anno, è toccato il ruolo di eterna seconda, sempre dopo l’Italia, ispirando una sequela di meme derisori sui social network. E’ accaduto nella finale degli Europei, è successo nella staffetta 4×100. 

E proprio quest’ultima gara è tornata alla ribalta delle cronache dopo che l’International Testing Agency (ITA) ha confermato l’assunzione di sostanze dopanti  da parte del velocista britannico Chinjindu Ujah, lo stesso che lo scorso 6 agosto arrivò secondo nello sprint finale della staffetta 4×100, subito dopo il nostro Filippo Tortu.  Sarà il TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) ad esaminare la vicenda e in caso di condanna la medaglia verrà persa per tutti e 4 i finalisti.

Alla luce di questa vicenda vale la pena ripercorrere gli eventi di questa estate e la mente non può non andare alla notte di Wembley quando, rivolti alla Nazionale Azzurra, 60mila inglesi cantavano a squarciagola “It’s coming home”.

Il 1° agosto 2021 a Tokyo 2020, quando Marcell Jacobs vinse ben due ori, le testate giornalistiche britanniche scrissero  titoli di poco gusto con frecciatine di ogni genere mettendo in dubbio la performance dell’atleta che lasciò tutto il mondo a bocca aperta (Italia compresa!).  

“Il nuovo campione olimpico dei 100 metri, Marcell Jacobs – scrissero alcuni giornalisti inglesi su Twitter non usarono giri di parole – Ha corso sotto i 10 secondi per la prima volta a maggio. Poi è arrivato a Tokyo e ha corso prima in 9,84 e poi in 9,80. Bene….”. 

Il Mirror, il famoso tabloid britannico, rincarò la dose e arrivò a definire la finale 4×100 come “The Google 100m”, proprio a voler indicare la modesta qualità degli atleti, così sconosciuti da dover essere ricercati sul famoso motore di ricerca per risalire alla loro identità e storia sportiva.

Sbagliato fare dello humor su quei ragazzi, sapendo quanto merito, dedizione, passione e sacrificio servano per salire su quei blocchi di partenza.  Andre De Grasse, tre medaglie olimpiche a Rio 2016, il cinese Su Bingtian, primatista asiatico e medaglia d’argento ai mondiali di Pechino, gli statunitensi Fred Kerley e Ronnie Baker che hanno fatto segnare tempi sotto i 9’90’’ e tra gli altri, l’inglese Zharnel Hughes che era riuscito a guadagnare la finale ma perdendo l’occasione per il podio, a causa di una squalifica per falsa partenza. 

Sarà pure il caratteristico humor inglese, ma questa volta non ha fatto ridere proprio nessuno.

 

di Marco Mauri

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