Il ritorno di Simone Biles dopo lo stop
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Simone Biles, fermarsi e ripartire. Il trionfale ritorno di Simone Biles spiegato dalla mental coach Alessandra Mattioni
Il ritorno di Simone Biles dopo lo stop
Simone Biles, fermarsi e ripartire. Il trionfale ritorno di Simone Biles spiegato dalla mental coach Alessandra Mattioni
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Il ritorno di Simone Biles dopo lo stop
Simone Biles, fermarsi e ripartire. Il trionfale ritorno di Simone Biles spiegato dalla mental coach Alessandra Mattioni
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AUTORE: Raffaela Mercurio
Ascoltarsi, fermarsi se necessario, ripartire con maggiore consapevolezza: in questo modo la campionessa americana Simone Biles è riuscita ad alzare ancora una volta l’asticella dei propri limiti e a fare la storia della ginnastica artistica ai Mondiali in corso ad Anversa. La quattro volte campionessa olimpica ha eseguito il “salto mai visto”: un volteggio Yurchenko doppio carpio, esercizio finora eseguito soltanto dagli uomini e che ora prende il suo nome essendo lei l’unica donna capace di realizzarlo. Splendido destino: traguardo raggiunto laddove tutto è iniziato dieci anni fa, nello stesso palazzetto dove ha vinto le sue prime medaglie mondiali.
“Il peso del mondo sulle spalle” e l’abbandono dei Giochi olimpici
Una storia che non avrebbe potuto emanare una luce così forte se Simone non avesse superato la tenebra più fitta rappresentata per un atleta dall’abbandono dei Giochi olimpici, nello specifico quelli di Tokyo 2020, dichiarando di sentirsi «il peso del mondo sulle spalle». Quel peso rappresentato da un’infanzia difficile (adottata dai nonni perché la madre non era in grado di mantenerla) e dagli abusi subiti dal medico della Federazione Larry Nassar, coperto da un clima omertoso denunciato dalla stessa atleta al processo poi conclusosi con la condanna a 176 anni complessivi per aver molestato oltre 500 atlete fra il 1996 e il 2017.La risposta della psicologia
Per spiegarne le conseguenze ci viene in aiuto la psicologia, descrivendole come twisties: momenti di “dissoluzione del senso dello spazio” con perdita di consapevolezza della propria presenza. Troppo, per una come lei abituata a volteggiare prima ancora di camminare. Tutto ciò può accadere, spiega la sport mental coach Alessandra Mattioni, «quando le pressioni aumentano e le figure di riferimento, genitori compresi, non hanno le giuste competenze per aiutare gli atleti» finendo per sottovalutare il valore delle emozioni nello sport. Mattioni – che con il suo lavoro ha aiutato atleti del calibro di Antonella Palmisano, Leonardo Fabbri e Alessandro Sibilio per l’atletica ma anche alcuni allenatori sensibili e consapevoli – spera che la pausa della Biles diventi l’esempio e il monito definitivo per far sì che lo sport possa considerare un elemento determinante l’equilibrio e la salute mentale degli atleti.Il ritorno di Simone Biles
Ieri Simone Biles è ritornata, con le sue mani sporche di magnesio e quella disinvoltura nel rendere possibile l’impossibile, con un elemento folle valutato con la nota di difficoltà 6,4, la più elevata nell’artistica femminile. «Le emozioni sono il grande decisore delle prestazioni più che la motivazione» conclude Mattioni. «Tanto che spesso si dice “Sei poco concentrato!”. E se invece l’atleta fosse molto concentrato, ma sulla paura di sbagliare?». di Raffaela MercurioLa Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
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