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Jannik Sinner è tornato

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Jannik Sinner è tornato. La sua stagione, anzi la seconda parte della sua giovane carriera, riparte dal successo sull’argentino Navone (in due set, 6-3; 6-4) al primo turno degli Internazionali d’Italia

Jannik Sinner è tornato

Jannik Sinner è tornato. La sua stagione, anzi la seconda parte della sua giovane carriera, riparte dal successo sull’argentino Navone (in due set, 6-3; 6-4) al primo turno degli Internazionali d’Italia

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Jannik Sinner è tornato

Jannik Sinner è tornato. La sua stagione, anzi la seconda parte della sua giovane carriera, riparte dal successo sull’argentino Navone (in due set, 6-3; 6-4) al primo turno degli Internazionali d’Italia

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Jannik Sinner è tornato. La sua stagione, anzi la seconda parte della sua giovane carriera, riparte dal successo sull’argentino Navone (in due set, 6-3; 6-4) al primo turno degli Internazionali d’Italia. Una prova solida, Sinner senza la smania di mostrare che poco o nulla è cambiato, che resta il più forte. Da leader calmo, sicuramente più calmo degli spettatori al Foro Italico, che lo hanno atteso manco fosse un gladiatore, al pari del resto d’Italia che ha riservato un’attesa spasmodica, messianica, eccessiva al ritorno del numero uno al mondo.

In avvio, Jannik ha impiegato quattro game per iniziare a riprendere il ritmo. Senza forzare, ascoltando le sue sensazioni, per poi accelerare, scavando poi la distanza con l’argentino per vincere il primo set. Il repertorio ha funzionato. Soprattutto il rovescio lungolinea, che resta un po’ la specialità della casa. Forse il servizio, maggiormente sottoposto allo stress della partita, ha risentito dell’esordio. Sinner si è maggiormente sciolto nel corso del secondo set, perdendo il servizio in un’occasione ma riscattando nel game successivo, con aggressività, ferocia. Certo, l’avversario non è di spessore elevato, ma è in ogni caso un terraiolo, uno di quelli che vanno battuti. Ma la prova di Jannik è andata forse anche oltre le attese.

Le incognite sul suo cammino c’erano e ci saranno. Il lungo stop, il peso mediatico, 11mila spettatori che analizzano allo scan ogni gesto, colpo, smorfia. Appunto, sarà così nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, quando il livello si alzerà. Jannik avrebbe bisogno di una decina di partite sulla terra rossa per presentarsi a un livello discreto al Roland Garros. Poi c’è il piglio del campione, animato da un umano sentimento di riscossa, che vuole vincere subito, riannodando il filo da dove era stato interrotto, ossia dal successo all’Australian Open. Al terzo turno c’è l’olandese De Jong, ripescato dopo l’eliminazione alle qualificazioni.

Intanto, domani tocca a Lorenzo Musetti, il secondo italiano nella top ten mondiale, che nei giorni scorsi ha spiegato di voler ambire a salire ancora, puntando alla vetta mondiale.

di Nicola Sellitti

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