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Milano-Cortina da record: si spengono le luci, ora la sfida è non disperdere l’eccellenza

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Milano-Cortina, la cerimonia di chiusura: un intreccio di arte, sport e musica, volutamente più intima, sino all’esibizione di Gabry Ponte

Milano Cortina

Milano-Cortina da record: si spengono le luci, ora la sfida è non disperdere l’eccellenza

Milano-Cortina, la cerimonia di chiusura: un intreccio di arte, sport e musica, volutamente più intima, sino all’esibizione di Gabry Ponte

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Milano-Cortina da record: si spengono le luci, ora la sfida è non disperdere l’eccellenza

Milano-Cortina, la cerimonia di chiusura: un intreccio di arte, sport e musica, volutamente più intima, sino all’esibizione di Gabry Ponte

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La fiamma olimpica che aveva acceso i bracieri a Milano e Cortina arriva all’Arena di Verona, portata da Fauner-Valbusa-Zorzi-Albarello – storica staffetta del fondo italiano che battè la Norvegia a domicilio, a Lillehammer 1994 – sigilla così, spegnendo con l’estintore la polemica montata a gennaio dallo stesso Fauner sui medagliati olimpici e tedofori “dimenticati”, la straordinaria edizione dei Giochi italiani.
Un’edizione record, lo si è detto e letto ovunque (giustamente) per il pacchetto complessivo di medaglie, per gli ascolti televisivi, per le meravigliose storie che ha saputo raccontare.

La cerimonia di chiusura, intreccio di arte, sport e musica è volutamente più intima sino all’esibizione di Gabry Ponte. Sfilano i medagliati azzurri, dai portabandiera Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto, e vedendoli insieme sale già l’effetto nostalgia per quello che le Olimpiadi hanno saputo rappresentare, portando in diretta in prime time il pattinaggio, lo slittino, lo short track. Per l’Italia sono arrivate medaglie in dieci discipline diverse, un successo diffuso, una polivalenza significativa.

E’ un patrimonio da valorizzare, i complimenti incassati a livello mondiale. Presto l’attenzione si dovrà spostare su quello che resta e quello che andrà fatto per non disperdere questo capitale umano e tecnico. Il budello di Cortina, discusso, costoso, come detto dal mago dello slittino, Armin Zoeggeler, dovrà restare aperto, la base per costruire gli assi di slittino, bob, skeleton del prossimo futuro, evitando che gli atleti debbano allenarsi all’estero.

Le parole rese a SkyTg24 da Andrea Giovannini, colosso dello speed skating e nel team pursuit (fatturato totale delle discipline, 3 ori e 2 bronzi) sulla necessità di avere una pista per allenarsi in Italia, evitando – per chi ha famiglia – di vivere 250 giorni lontani da casa, con la possibile scelta di mettere da parte la carriera per viversi gli affetti, deve far riflettere.

Servono anelli, piste, centri di allenamenti diffusi sul territorio. Impiantistica sportiva, con collaborazioni tra pubblico e privato. Il modello può essere il boom del tennis in scia a Jannik Sinner, oppure il lavoro di potenziamento che la federazione italiana pallavolo sta allestendo per portare più palestre sul territorio. Altrimenti, l’eccellenza italiana ai Giochi di casa resterà una meravigliosa ed illusoria parentesi.

Di Nicola Sellitti

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