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Sinner pop

E’ tutt’altro che pop, ma Jannik Sinner è pop. Come pochi altri fuoriclasse dello sport italiano
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E’ tutt’altro che pop, ma Jannik Sinner è pop. Come pochi altri fuoriclasse dello sport italiano
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E’ tutt’altro che pop, ma Jannik Sinner è pop. Come pochi altri fuoriclasse dello sport italiano
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E’ tutt’altro che pop, ma Jannik Sinner è pop. Come pochi altri fuoriclasse dello sport italiano

Gli piace sciare, gioca alla PlayStation con gli amici. I suoi tweet, come i post non sono così frequenti, della sua vita privata si sa poco o nulla. E’ tutt’altro che pop, ma Jannik Sinner è pop. Come pochi altri fuoriclasse dello sport italiano: l’ultima prova arriva dal governo che l’ha arruolato per sostenere la candidatura di Roma per Expo 2030, anche se purtroppo non è servito allo scopo. Sinner fa parte di un tavolo a cinque, con Alberto Tomba, Valentino Rossi, Federica Pellegrini, Roberto Baggio. E’ complesso spiegarne la genesi pop, anche perché in questo elenco è l’unico dell’era social, anche senza ricercare la popolarità attraverso i social. Non è guascone come Tomba, creativo come Rossi, non ha il codino e la mistica di Baggio, la mediaticità naturale di Federica. Ma va a segno come loro. Forse influisce la contemporanea assenza di stelle mediatiche nel calcio, nel basket, forse incide la Ferrari che non vince.

Forse è proprio questa la chiave, il suo essere perennemente e naturalmente antidivo. Dopo i festeggiamenti per il successo in Coppa Davis, si è presentato davanti alla stampa mangiando una mela. Non spumante, niente birra, nessun filmato di celebrazioni: una mela. Ed è stato altrettanto semplice, diretto, senza giri di parole, quando ha spiegato che l’Italtennis che ha vinto la Coppa non si sarebbe recato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 21 dicembre, nonostante l’invito ufficiale del Colle, perché alcuni di loro saranno al sole, alle Maldive, prima del via alla nuova stagione, in Australia. Mattarella, il capo dello stato, ha fatto sapere che li aspetta in futuro, lui ha detto che vanno in vacanza. Ma sono gli italiani che aspettano Jannik, che lo coccolano, che ne parlano in continuazione. E gli sponsor si mettono in fila, sponsor con fatturati a svariati zeri, automobili, istituti di credito, telefonia.

Ci sono stati campioni con un curriculum zeppo di trionfi che non hanno avuto un briciolo dell’appeal mediatico di Sinner. Per restare a questi giorni, Pecco Bagnaia ha vinto il secondo titolo in fila nella MotoGp, su Ducati. Se ne parla poco. In passato, Stefania Belmondo ma anche Manuela Di Centa hanno dominato lo sci di fondo, ci sono stati i fenomeni del volley come Andrea Giani o Lorenzo Bernardi. Gregorio Paltrinieri è da oltre dieci anni il riferimento del nuoto italiano. Ma anche Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs sono meno pop di Sinner, eppure hanno centrato l’oro olimpico a Tokyo, nel frame più alto forse di sempre dello sport italiano.

Ma non prendono come Jannik, non arrivano come Jannik e le dirette Rai della finale di Coppa Davis nell’operazione visibilità sono incidenti sino a un certo punto, perché è sempre stata la tv di stato a raccontarne (tranne Rossi) la grandezza. Si tratta quindi di quel fluido inspiegabile che lega Sinner agli italiani. La Davis ha sancito una passione, che può divampare, in un senso o l’altro. Magari un giorno Jannik sarà criticato, come ora è amato. Ma non passerà mai sotto traccia.

di Nicola Sellitti 

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