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Il business dietro al Metaverso spiegato in maniera semplice

Nike è stata tra le prime a registrarsi come creator del Metaverso, il nuovo mondo di Mark Zuckerberg, molto più vicino di quanto si pensi. In un post il fondatore di Facebook promette lauti guadagni, non solo per lui, ma per tutti.

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Il nuovo progetto di realtà virtuale sviluppato da Facebook Reality Labs, che per lo stesso Zuckerberg sarà l’evoluzione di Internet, procede a grandi passi. Molti temono questo sviluppo, ma difficilmente lo scetticismo o l’avversione dei più rallenterà Meta. Secondo diverse stime il progetto sarà pronto per il lancio tra (appena) 10 anni. E sono già arrivati i primi due importanti segnali:

  •    Nike ha registrato alcuni dei suoi marchi per il loro utilizzo nella realtà virtuale: il 27 ottobre la multinazionale statunitense ha depositato la richiesta al U.S. Patent and Trademark Office. Prima di tutto ha registrato le icone del brand: il nome, il payoff “Just do It” e lo Swoosh, il logo di Nike.

Poi ha registrato il marchio Air Jordan e il suo iconico logo Jumpman con Michael Jordan che schiaccia a canestro. L’azienda guidata da John Donahoe si prepara a vendere vestiti, scarpe, accessori nella realtà virtuale con cui magari vestire i propri avatar sì, ma capace di produrre un mercato…vero!

  •   Con un post Facebook del 3 novembre Mark Zuckerberg ha rassicurato i creator della futura realtà sulla possibilità di aumentare i guadagni: “Le commissioni del 30% che Apple assume sulle transazioni rendono più difficile farlo, stiamo aggiornando il nostro prodotto abbonamenti in modo che ora quindi i creator possano guadagnare di più”

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Ci sono ancora tantissimi aspetti non chiari della nuova realtà. L’altro giorno Zuckerberg se ne è uscito con un post sul social da lui fondato in cui si è rivolto ai creator, cioè quelli che contribuiranno a costruire il Metaverso con stanze, oggetti, applicazioni e chissà quale altra diavoleria. 

METAVERSO E VIDEOGIOCHI

Il Metaverso, insomma, deve ancora nascere ma sta già facendo recruiting tramite un link promozionale per i creator e l’offerta di abbonamenti. La cosa, detta così, può essere di difficile comprensione ma se si pensa al mondo dei videogiochi – la realtà dove oggi è più facile immaginare applicazioni concrete del Metaverso – tutto ha più senso. 

Prendiamo ad esempio Fortnite, gioco free-to-play con oltre 30 milioni di utenti attivi al giorno. Qui i giocatori non si catapultano in un’altra realtà utilizzando dei visori, ma sono comunque calati in una realtà virtuale dove per i loro avatar possono acquistare oggetti virtuali come capi di abbigliamento firmati Balenciaga ma anche Inter o Milan. Vestiti esistenti solo online che però pagano veramente. 

Tutto questo sarà portato ad un livello successivo con il Metaverso, dove si potrà comprare verosimilmente di tutto, magari anche un quadro per arredare la nostra stanza virtuale. O magari una pala per aiutare un nostro amico con degli scavi, entrambi immersi nell’Antica Roma, con il Colosseo ancora inconcluso. Finalmente sarà possibile viaggiare nel tempo. 

È importante sottolineare, come ha fatto lo stesso Zuckerberg, che il Metaverso non sarà un monopolio di Meta, anche perché sarà necessaria la collaborazione di più aziende tecnologiche. Infatti, l’ad di Epic Games Tim Sweeney ha parlato di un progetto simile per la sua società, mentre l’azienda specializzata in processi grafici Nvidia sta già creando il suo Omniverse.

Le implicazioni di questa nuova realtà potranno essere sconvolgenti, in negativo ma anche in positivo. Tutto dipenderà dall’educazione che ci sarà attorno a questi strumenti. Di sicuro il Metaverso è molto più vicino di quanto si pensi.

di Giovanni Palmisano

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