Il mondo volta le spalle a Tesla
Il mondo volta le spalle a Tesla. L’azienda più innovativa al mondo ha smesso di dare le carte. E versa all’interno di uno scenario desolante

Il mondo volta le spalle a Tesla
Il mondo volta le spalle a Tesla. L’azienda più innovativa al mondo ha smesso di dare le carte. E versa all’interno di uno scenario desolante
Il mondo volta le spalle a Tesla
Il mondo volta le spalle a Tesla. L’azienda più innovativa al mondo ha smesso di dare le carte. E versa all’interno di uno scenario desolante
L’anno terribile di Tesla è appena iniziato. Da quando Elon Musk ha dismesso i panni del visionario capoazienda per vestire quelli del consigliere politico con le visioni (cioè negli ultimi quattro mesi), il titolo in Borsa della casa automobilistica è crollato di quasi metà del suo valore. Una perdita da 700 miliardi di dollari. Puf, in fumo. Dall’inverno alla primavera. Roba da mettere a dura prova perfino il suo fondatore. Nonché uomo più ricco del mondo, ultimamente distratto da esperimenti spaziali e geopolitica globale trattata alla stregua di una partita a Risiko coi dadi truccati. «State tranquilli», ha risposto qualche giorno fa un Musk serafico alla preoccupazione dei suoi investitori. «Tenetevi strette le vostre azioni, non è in corso alcun Armageddon. Anzi: sono qui per dirvi che il futuro è luminoso ed entusiasmante. Insieme faremo cose che nessuno ha mai nemmeno sognato».
Per adesso le parole del multimiliardario sono sembrate sufficienti a rassicurare i mercati. Dopo una lunga caduta libera, Tesla a Wall Street ha registrato un piccolo colpo di reni recuperando il 15% circa. Ma la sensazione è che il tycoon stia nascondendo la polvere sotto il tappeto. Nella fattispecie, l’avveniristico robot Optimus entrato in fase di produzione e presentato come «il nostro prodotto più importante di sempre». Il problema è che oggi «l’azienda più innovativa al mondo» (“Forbes” dixit, un decennio fa) ha smesso di dare le carte.
E versa all’interno di una panoramica desolante: vendite in picchiata – dall’Australia alla Cina passando per l’Europa, con picchi del -76% in Germania – fra sistematico boicottaggio e proteste diffuse su scala planetaria. Negli Stati Uniti sono centinaia gli atti di vandalismo o gli incendi dolosi di veicoli Tesla (con effetto emulativo anche a Roma, nella notte di lunedì scorso). L’amministrazione Trump li ha definiti «terrorismo interno», prevedendo pene fino a 20 anni di carcere. È il rigurgito dei consumatori rispetto alla svolta autoritaria di Elon, acuito da sinistri avvenimenti che trapelano dall’azienda: secondo il “Financial Times” 1,4 miliardi di dollari sarebbero stati omessi dall’ultimo bilancio in circostanze non chiare.
Ma non sarà alcuno dei suddetti fattori – per quanto minacciosi – a far capitolare Tesla. La vera partita si gioca sul versante tecnologico. E per la prima volta la pionieristica regina dell’auto elettrica non è più in vantaggio. Vende di meno non soltanto per rappresaglia ideologica, ma soprattutto in virtù delle leggi di mercato: c’è ormai chi offre prodotti più allettanti, a prezzi competitivi. Su tutti la cinese Byd – acronimo per “Build Your Dreams”, più che sogni, un incubo per Musk – che opera nel settore soltanto dal 2020 eppure ne sta scalando le gerarchie a ritmi vertiginosi: +40% di smercio e leadership strappata a Tesla, 600mila veicoli chiavi in mano contro 500mila nell’ultimo trimestre del 2024.
La settimana scorsa da Shenzen hanno annunciato un analogo sorpasso sui ricavi: circa 10 miliardi più di Tesla nel 2024. Una svolta strutturale a tutti gli effetti. L’ascesa di Byd poggia infatti su un esclusivo meccanismo di ricarica ultraveloce che permette di ‘fare il pieno’ alla batteria in soli 5 minuti: il tempo di rifornimento di un’auto a motore, meno della metà di qualunque tecnologia Tesla (i cui supercharger in commercio richiedono un quarto d’ora).
Oltre a Byd c’è poi una miriade di altre concorrenti emergenti dalla Cina con cui il gigante di Musk deve fare i conti. E tutte – da Geely Auto a Wuling, da Changan a Chery – annoverano vendite con percentuali di crescita ad almeno due cifre. Insomma, Tesla non è più avanti anni luce. Semmai è perfino rimasta indietro. E il suo artefice ha scommesso sull’assenteismo manageriale nel momento sbagliato: non è per il tenore delle sue esternazioni che il mondo ha voltato le spalle a Tesla – era forse un progressista Elon, qualche stagione fa? – ma è il mondo a essersi accorto che di Tesla, tutto sommato, potrebbe presto farne a meno. Tanto più se c’è di mezzo il guru di Trump.
Di Francesco Gottardi
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