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Le voci nascoste di Pompei riemergono grazie alla tecnologia

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Dopo duemila anni le voci di Pompei tornano a risuonare grazie al progetto “Bruits de couloir” (Voci di corridoio), ideato da tre giovani ricercatori

Le voci nascoste di Pompei riemergono grazie alla tecnologia

Dopo duemila anni le voci di Pompei tornano a risuonare grazie al progetto “Bruits de couloir” (Voci di corridoio), ideato da tre giovani ricercatori

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Le voci nascoste di Pompei riemergono grazie alla tecnologia

Dopo duemila anni le voci di Pompei tornano a risuonare grazie al progetto “Bruits de couloir” (Voci di corridoio), ideato da tre giovani ricercatori

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Due parole incise su un muro: «Erato amat…», una dichiarazione d’amore che attraversa i millenni. Accanto, lo schizzo di gladiatori in combattimento; più in là un insulto colorito, un saluto affettuoso, l’invocazione a una divinità. Sono le voci di Pompei che tornano a risuonare dopo duemila anni, emergendo dalla cenere del Vesuvio grazie ai pixel di sofisticate tecnologie digitali.

Il teatro dell’ultima scoperta è un luogo apparentemente privo di segreti: un semplice corridoio di passaggio fra l’area teatrale e via Stabiana, portato alla luce nel 1794 e attraversato da milioni di visitatori. Eppure quelle pareti, studiate e catalogate per oltre due secoli, custodivano ancora 79 iscrizioni mai identificate finora, nascoste alla vista ma non cancellate dal tempo.

La scoperta è merito del progetto “Bruits de couloir” (Voci di corridoio) ideato da tre giovani ricercatori: Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer della Sorbona e Marie-Adeline Le Guennec dell’Università del Québec a Montréal. In collaborazione con il Parco archeologico di Pompei, in due diverse campagne (nel 2022 e nel 2025) sono state applicate vere e proprie tecniche da detective dell’archeologia per far parlare superfici apparentemente mute.

Il risultato è un corpus di quasi 300 graffiti che trasformano quello che potrebbe sembrare un semplice passaggio in una sorta di Facebook dell’antichità. Perché è questo che erano quei muri: bacheche pubbliche dove chiunque poteva lasciare il proprio segno, condividere un pensiero, proclamare un sentimento, lanciare una frecciatina. «Vado di fretta; stammi bene, mia Sava, fa che mi ami» scriveva qualcuno, forse di corsa verso il teatro.

Un messaggio che oggi potremmo trovare in una chat, allora affidato all’intonaco con uno stilo. E poi c’è la storia di Methe, schiava di Cominia da Atella, che ama Cresto e invoca la protezione di Venere. Oppure la feroce presa in giro a un tale Miccio, eloquente testimonianza di rivalità quotidiane.

La chiave della scoperta sta nella Reflectance Transformation Imaging(Rti), una tecnica fotografica che illumina le superfici da molteplici angolazioni, rivelando micro-rilievi invisibili all’occhio. Come se si accendesse una luce radente su una parete che credevamo di conoscere, facendo emergere tracce che nemmeno gli archeologi dell’Ottocento avevano potuto vedere. «Siamo nel corridoio dei teatri – spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico – e anche se qui non ci sono statue né affreschi, questo è uno dei luoghi più importanti.

Una sorta di bacheca, una chat, dove le persone lasciavano messaggi, storie, saluti e disegni di gladiatori, navi e molto altro. Scavato più di 230 anni fa, questo spazio continua ancora oggi a raccontarci nuove storie. Grazie a progetti di tecnologia avanzata, stiamo scoprendo iscrizioni invisibili a occhio nudo, che ci aiutano a comprendere e valorizzare sempre meglio questo straordinario patrimonio».

A Pompei le iscrizioni sono oltre diecimila, un patrimonio immenso che sarebbe impossibile tutelare e valorizzare senza gli strumenti digitali. Per questo sono in programma la realizzazione di una copertura del corridoio e una futura esperienza di visita integrata con le tecnologie di visualizzazione 3D. La tecnologia più avanzata al servizio delle voci più antiche e la possibilità di navigare virtualmente fra le iscrizioni, creando un ponte fra passato e presente che non smette di emozionare.

È il fascino paradossale di Pompei: una città sepolta dalla natura e riportata alla luce dalla scienza, dove ogni generazione continua a scoprire nuovi frammenti di umanità. E mentre duemila anni fa Erato proclamava il suo amore su quel muro, probabilmente non immaginava che un giorno qualcuno avrebbe letto quelle parole grazie a un dispositivo digitale.

Di Valentina Monarco

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