L’inganno diffuso dai social
Sui social si è assistito al primo deepfake della guerra in Ucraina, un video falso in cui un’intelligenza artificiale ha riprodotto le sembianze e la voce di Zelensky che diceva: “Deponete le armi, la guerra è finita”. La guerra, oggi, si fa anche a colpi di like.
L’inganno diffuso dai social
Sui social si è assistito al primo deepfake della guerra in Ucraina, un video falso in cui un’intelligenza artificiale ha riprodotto le sembianze e la voce di Zelensky che diceva: “Deponete le armi, la guerra è finita”. La guerra, oggi, si fa anche a colpi di like.
L’inganno diffuso dai social
Sui social si è assistito al primo deepfake della guerra in Ucraina, un video falso in cui un’intelligenza artificiale ha riprodotto le sembianze e la voce di Zelensky che diceva: “Deponete le armi, la guerra è finita”. La guerra, oggi, si fa anche a colpi di like.
AUTORE: Giacomo Chiuchiolo
«Deponete le armi, la guerra è finita» dice il finto Zelensky al suo Paese. Ha il volto identico a quello del presidente ucraino, la stessa maglietta verde militare e parla dal podio presidenziale con lo stemma gialloblù. Ma è un falso e lo si capisce dalle espressioni facciali quasi robotiche. È il primo deepfake della guerra in Ucraina, cioè un video in cui un’intelligenza artificiale riproduce le sembianze e la voce di una persona. In questo caso in modo abbastanza amatoriale, tanto che ci è voluto poco a smascherare l’imbroglio.
Facebook e Twitter hanno rimosso il contenuto in poche ore dopo che il vero Zelensky, su Instagram, ha smentito il video e suggerito ai soldati russi di tornare a casa.
Quello circolato in Rete nelle ultime ore è però solo uno degli inganni social che da giorni agita il web. Su “Reddit”, popolare forum internazionale, un video mostra i volti di alcuni tra gli influencer di TikTok più famosi in Russia. Loro sì, umani, ma come automi dicono tutti la stessa cosa: l’invasione dell’Ucraina è giusta. Lo fanno con le stesse parole, come se leggessero una velina. Il social network cinese è ancora attivo a Mosca e ha limitato la diffusione nel Paese dei contenuti stranieri, lasciando al tempo stesso più spazio alla propaganda del Cremlino. Facebook, Twitter e Instagram sono stati invece limitati da tempo, tra la disperazione degli influencer che da un giorno all’altro hanno dovuto dire addio a milioni di seguaci.
I russi che vogliono avere informazioni veritiere devono affidarsi a Telegram, app di messaggistica fondata nel 2013 da Pavel Durov, 37enne russo che odia Putin. È lì che passano le immagini delle bombe russe su teatri e ospedali, dei civili morti e dei bambini in fuga.
L’inganno social ha anche il volto di Kinga Szostko, occhioni marroni e sorriso dolce. La quarantenne polacca ha usato Tinder – uno dei pochi social occidentali ancora attivi – per aggirare le restrizioni di Mosca. Ha attirato sul suo profilo gli uomini russi e dopo la foto del suo viso gli ha sbattuto in faccia la verità: una serie di foto quasi tutte uguali. Macerie, fumo e corpi in strada. A distinguerle solo la didascalia con i nomi delle città distrutte dalla furia russa: Kyiv, Irpen, Bucha, Mariupol, Kharkiv. La guerra, oggi, si fa anche a colpi di like.
di Giacomo Chiuchiolo
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