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Uno studio Volvo: non sempre l’elettrica inquina meno

Una ricerca della casa automobilistica ha messo a confronto modelli elettrici e a combustione, prendendo in esame anche il processo produttivo. I risultati ottenuti sollevano perplessità sulla reale capacità delle auto green di non inquinare.

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Più di sei anni, tanto impiegherebbe un auto elettrica per essere a impatto zero sull’ambiente. Non solo: nel breve periodo un’auto elettrica inquinerebbe più di una a benzina. 

La segnalazione arriva dalla casa automobilistica Volvo che, in un recente studio, ha messo a confronto le emissioni di CO2 di suoi tre modelli con motorizzazioni differenti: la XC40 alimentata a benzina e due elettriche XC40 Recharge e la C40 Recharge 100%. 

Se è vero e incontrovertibile che l’auto elettrica in fase di utilizzo emetta emissioni pari a zero, esiste un aspetto sempre poco considerato che la renderebbe meno “pulita”: il processo di produzione. Stando all’analisi, l’auto elettrica arriverebbe al cliente finale con un “debito” di CO2 già elevato, ben superiore a quello necessario per costruire un’auto vecchio stampo. Sul banco degli imputati ci sono soprattutto le batterie – i cui processi di produzione come l’assemblaggio e la raffinazione dei materiali – genererebbero da sole gas serra superiori del 70% rispetto alla produzione di una normale XC40 a benzina, il SUV della casa automobilistica svedese .

A differenza di molti studi fino ad ora condotti, Volvo ha preso in considerazione le emissioni equivalenti di CO2 di tutto il ciclo di vita delle sue auto, comprendendo nel computo totale anche la raffinazione, l’estrazione e la produzione delle materie prime, dei moduli di batterie agli ioni di litio, il loro smaltimento e le condizioni di ricarica diverse.

Come si vede nel grafico sopra, si è messa a confronto la produzione di CO2 in rapporto al numero dei chilometri percorsi, rispondendo alla seguente domanda:

“Quanti km deve percorrere l’auto elettrica per essere vantaggiosa per l’ambiente?” 

Partiamo dal caso migliore. Il modello XC40 a benzina (rappresentato dalla linea tratteggiata) raggiunge un break even a 49.000 km. Nella tabella si vede chiaramente come l’auto a combustione parta da un tasso di CO2 più basso rispetto al modello XC40 elettrico (linea blu chiaro), che basandosi su una ricarica mista (ossia effettuata sia in Europa che fuori dall’Europa),  raggiungerebbe il break even a 77.000 km. L’auto elettrica ricaricata al di fuori dell’Europa, dove non sempre l’energia delle colonnine proviene da fonti rinnovabili, diventa veramente “green”, ammortizzando l’inquinamento generato inizialmente, solo a 110.000 km. 

Tenendo conto che un automobilista italiano percorre in media 11.800 km l’anno, significa che un’auto elettrica comincerebbe a non impattare sull’ambiente solo dopo oltre 6 anni di vita. Ovvio, meglio di ninente ma in un mondo ideale l’auto elettrica dovrebbe essere ricaricata solo grazie all’energia derivante dal vento (è infatti l’unica linea che nel grafico si mostra piatta). 

Alla luce di questi studi, risulta difficile credere che il passaggio all’elettrico comporterà i tanto sperati benefici ambientali. E’ necessario che i Governi e le aziende di tutto il mondo aumentino i propri investimenti verso politiche energetiche globali davvero efficaci, solo così le auto completamente elettriche potranno definirsi green a tutti gli effetti.

 

di Marco Mauri

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