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Basta Questione Meridionale

Sembra incredibile, ma il 24 giugno del 2021 siamo ancora qui a scrivere e parlare di ‘questione meridionale’, come sottolineato e argomentato da Giacalone.

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Considerato che cominciammo a discuterne pochi anni dopo l’Unità d’Italia, parlare di problema incancrenito appare un eufemismo…
Abbiamo perso il conto delle volte in cui sono state annunciate ‘svolte’ per il Sud e oggi non è nostro interesse fare un compendio dei fallimenti che hanno quasi sempre seguito le opere faraoniche, le cattedrali nel deserto, i trasferimenti di fiumi di denaro, le casse e le svariate forme di assistenzialismo, su cui ci siamo esercitati con una fantasia pressoché senza limiti.

Eppure, siamo ancora qui, a confrontarci con un divario che cresce, il sordo rancore che arriva da Sud e i sorrisini di condiscendenza da Nord.
Non bisogna essere né dei sociologi, né storici e tantomeno degli economisti per comprendere quanto il mix sia tossico e non possa disperdersi per magia neppure con il Next Generation EU e il Pnrr.
L’occasione, però, resta storica e lo diciamo con tutta la prudenza e il pudore del caso, considerate le premesse.
Ci sarà una montagna di soldi a disposizione, come detto non è la prima volta, ma in un contesto più unico che raro. La cornice c’è, i piani pure, i denari di sicuro non mancheranno.

Ora, è il momento di porsi la domanda scomoda: il Sud saprà sfuggire al riflesso condizionato di vedere nel Next Generation una riedizione all’europea della Cassa del Mezzogiorno e dei suoi infiniti epigoni? Perché se qualcuno pensa di avviare un reale sviluppo economico e sociale fabbricando posti di lavoro (o’ posto) improduttivi, da giocarsi come moneta di scambio, allora possiamo anche sbaraccare subito la speranza.

Quello che abbiamo l’occasione di fare è costruire condizioni di lavoro mai viste per il Sud, un’opportunità storica irripetibile. Ridurla al solito dibattito sul Meridione sfruttato o indolente – a seconda dei punti di vista – più che una clamorosa perdita di tempo, sarebbe l’ultimo tradimento dell’ideale unitario.

di Fulvio Giuliani

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