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Cresta sui fondi Ue, la Procura Europea chiede l’arresto di 16 docenti e ricercatori italiani: “Con il tesoretto acquistavano pc e tv”

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Utilizzavano il tesoretto dei fondi Ue per acquistare computer e televisori: è questa la gravissima accusa rivolta a 16 docenti e ricercatori italiani da parte della Procura Europea (Eppo), che ne chiede l’arresto

Cresta sui fondi Ue, la Procura Europea chiede l’arresto di 16 docenti e ricercatori italiani: “Con il tesoretto acquistavano pc e tv”

Utilizzavano il tesoretto dei fondi Ue per acquistare computer e televisori: è questa la gravissima accusa rivolta a 16 docenti e ricercatori italiani da parte della Procura Europea (Eppo), che ne chiede l’arresto

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Cresta sui fondi Ue, la Procura Europea chiede l’arresto di 16 docenti e ricercatori italiani: “Con il tesoretto acquistavano pc e tv”

Utilizzavano il tesoretto dei fondi Ue per acquistare computer e televisori: è questa la gravissima accusa rivolta a 16 docenti e ricercatori italiani da parte della Procura Europea (Eppo), che ne chiede l’arresto

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Utilizzavano il tesoretto dei fondi Ue per acquistare computer e televisori: è questa la gravissima accusa rivolta a 16 docenti e ricercatori italiani da parte della Procura Europea (Eppo), che ne chiede l’arresto.

Secondo le informazioni, l’inchiesta riguarda la Sicilia e la Campania.

Docenti universitari, ricercatori – anche di enti di primo piano come ad esempio il Cnr –, insegnanti, manager e dipendenti di società informatiche: questi fra i “protagonisti” di tale inchiesta della Eppo che riguarda la gestione illegale dei fondi Ue destinati all’istruzione.

Sono accusati, a vario titolo, di corruzione propria e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.

Secondo quanto riferito dai pm di Eppo, le persone accusate facevano in modo che gli enti presso cui lavoravano affidassero le forniture di beni e servizi a specifiche società informatiche.

In cambio, essi ottenevano un tesoretto… usato per comprare cellulari, smart tv e computer per uso personale o da regalare a familiari e conoscenti.

Il procedimento, per cui sono in corso gli interrogatori preventivi, nasce da una maxi indagine – lo ricordiamo – che era partita da Palermo nel 2023.

In quell’occasione, era stata arrestata una preside: faceva la cresta sul cibo della mensa scolastica ed era pronta a imporre alla sua scuola l’acquisto di pc e tablet dalla R-Sore, società di informatica, in cambio di cellulari di ultima generazione e regali per sé e per i suoi familiari.

È stata una dipendente dell’esercizio commerciale, con le sue dichiarazioni, a consentire ai pm di allargare nel tempo l’indagine.

In tal modo si è scoperto che il medesimo metodo – illecito – veniva applicato anche in alcune altre facoltà universitarie e scuole.

Un caso quindi tutt’altro che isolato.

E le indagini proseguono.

di Mario Catania

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