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Criminalità a Milano: l’appello di Ferragni e la giustizia che non funziona

Dopo la denuncia via social di Chiara Ferragni, il sindaco Sala risponde sulla situazione della criminalità a Milano. Un problema sempre più percepito, in attesa dei numeri ufficiali, che chiede di andare oltre questa o quella amministrazione e affonda le radici nel malfunzionamento della giustizia.

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Chiara Ferragni chiama, Beppe Sala risponde. Era logico che il sindaco di Milano rispondesse al post dell’influencer che raccontava di una città sempre più pericolosa e con sempre più aggressioni. Il primo cittadino dice di non condividere i contenuti della denuncia ma fa sapere che parlerà nuovamente con il ministro dell’Interno Lamorgese.

Non spetta certo al sindaco occuparsi della sicurezza ma è evidente che da mesi la percezione, specie in alcuni quartieri, è che si stiano moltiplicando soprattutto alcuni tipi di reato. I numeri li fornisce la Prefettura. Anche se per avere quelli di quest’anno bisogna ancora aspettare, la fotografia scattata dal 2014 a oggi chiarisce che sta accadendo proprio il contrario di quel che sembra: i reati sono sempre diminuiti e in generale questa tendenza rimane immutata anche negli ultimi mesi. Si registra però un aumento di aggressioni a sfondo sessuale, di furti (in questo Milano è addirittura prima in Italia) e di rapine. C’è quindi del vero in quello che Chiara Ferragni, senza aver guardato i numeri, racconta. Aumenta anche lo spaccio di droga, mentre calano i furti negli appartamenti.

A incidere su questa percezione vi è il fatto che, ricordiamoci l’episodio di Capodanno in piazza del Duomo, molto più che in passato emergono testimonianze video a immortalare ciò che accade. Per esempio, è sufficiente una piccola ricerca in Rete per trovare tantissimi filmati di risse. Questo non significa che ne avvengano di continuo, ma di certo a livello mediatico l’eco è maggiore.

Volendo allargare il ragionamento, il tema è soprattutto quello della macchina della giustizia. E questa non sembra funzionare granché, soprattutto per ciò che concerne i reati “di strada”. Chi vive in certi quartieri, e non parliamo necessariamente delle periferie, può tranquillamente raccontare di come gli spacciatori siano sempre gli stessi così come i protagonisti di certe risse nelle zone della movida. Per un certo periodo erano stati dispiegati in gran numero poliziotti e carabinieri, ma era chiaro che fosse un correre ai riparti destinato a non durare a lungo. A meno di non militarizzare le città, cosa che qualcuno a fasi alterne torna a invocare. Tutto questo non sarebbe necessario se l’ingranaggio della giustizia procedesse senza intoppi, se chi si rende protagonista di certi episodi ne pagasse le conseguenze. Ma pensate al tempo che c’è voluto per stabilire che chi borseggia può essere arrestato anche se è in gravidanza. Anche in quel caso i volti e i nomi erano ben noti alle forze dell’ordine, che avevano però le mani legate.

Non vogliamo essere allarmisti e va ribadito come la situazione a Milano (e nella stragrande maggioranza delle città italiane) sia oggi parecchio migliorata rispetto al passato. Rimane il fatto che i nodi vengono al pettine e non riguardano questo o quell’altro sindaco ma ancora una volta il (mal)funzionamento della giustizia.

 

Di Annalisa Grandi

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