Le telecamere senza pietà
La mamma di Domenico è lì, davanti all’ennesima telecamera, per una personale ansia di verità e giustizia che nessuno ha il diritto di contestare. La domanda e i dubbi inseguono chi invece sorregge quella telecamera, chi pensa che la strategia della lacrima sia sempre giustificabile
Le telecamere senza pietà
La mamma di Domenico è lì, davanti all’ennesima telecamera, per una personale ansia di verità e giustizia che nessuno ha il diritto di contestare. La domanda e i dubbi inseguono chi invece sorregge quella telecamera, chi pensa che la strategia della lacrima sia sempre giustificabile
Le telecamere senza pietà
La mamma di Domenico è lì, davanti all’ennesima telecamera, per una personale ansia di verità e giustizia che nessuno ha il diritto di contestare. La domanda e i dubbi inseguono chi invece sorregge quella telecamera, chi pensa che la strategia della lacrima sia sempre giustificabile
L’inquadratura che domenica si stringe progressivamente sugli occhi, a cercare quelle lacrime che arriveranno. Lo sanno tutti, perché è inevitabile quando si ripercorre – per la millesima volta – quell’assurdo e inconcepibile incubo che ha portato alla scomparsa del figlioletto di due anni.
La mamma di Domenico è lì davanti all’ennesima telecamera per una personale ansia di verità e giustizia che nessuno ha il diritto di contestare.
La domanda e i dubbi inseguono – eccome – chi sorregge quella telecamera, chi pensa che la strategia della lacrima sia comprensibile e giustificabile in ogni caso. Magari che si faccia persino un buon servizio al giornalismo, alla memoria del bambino, al destino delle donazioni per i trapianti.
In realtà, si sta solo combattendo la quotidiana battaglia dello share, della palma di più visto-ascoltato-condiviso.
Certo, si dirà, è sempre stato così: la stampa dalla notte dei tempi ha inseguito il dolore e la sofferenza e il pubblico ne è stato affamato ben prima dell’era social e dell’informazione H24.
Oggi, però, mentre tutto è più bulimico e invasivo, potremmo fare scelte diverse.
Cominciando a rispettare di più quel silenzio finito così fuori moda. Ci riferiamo a ciascuno di noi, alle preferenze di chi si mette davanti alla Tv o naviga il mare magnum dei social. Non accadrà, ma sperarlo resta coerente con il nostro pensiero.
di Fulvio Giuliani
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