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È di Willy Monteiro il solo e vero coraggio

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Si rivolga l’attenzione a Willy Monteiro, a cui siamo debitori: sentì la violenza verso altri come rivolta a sé, non girò le spalle né aggredì. Hanno ucciso un giusto.

È di Willy Monteiro il solo e vero coraggio

Si rivolga l’attenzione a Willy Monteiro, a cui siamo debitori: sentì la violenza verso altri come rivolta a sé, non girò le spalle né aggredì. Hanno ucciso un giusto.

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È di Willy Monteiro il solo e vero coraggio

Si rivolga l’attenzione a Willy Monteiro, a cui siamo debitori: sentì la violenza verso altri come rivolta a sé, non girò le spalle né aggredì. Hanno ucciso un giusto.

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Perché un processo esista e abbia un senso, occorre che gli imputati entrino nell’Aula da presunti innocenti. Lo ripetiamo adesso, proprio perché è più difficile e stridente, quindi più significativo: quegli imputati restando dei presunti innocenti, anche dopo gli ergastoli. È questo il presupposto che renderà legittima la sentenza definitiva, che si spera arrivi presto.

Anche in questo caso, come sempre, le condanne non restituiscono la vita a chi se l’è vista togliere. Non restituiscono quell’affetto ai familiari. Non restituiscono quel ragazzo giusto alla collettività, che tanto ne ha bisogno. La condanna è la giustizia possibile, sperando sia anche quella giusta.

La cosa più importante, però, nel giorno in cui si conclude il primo grado per l’uccisione di Willy Monteiro, non è rivolgere l’attenzione verso coloro che sono imputati di averlo violentemente accoppato, ma verso di lui. Willy sentì la violenza rivolta verso altri come una violenza che lo riguardava direttamente. Non girò le spalle, ma neanche intervenne aggredendo i violenti. Provò a riportare la ragionevolezza. Ed è per questo motivo che noi speriamo, a esito completo del regolare processo, che le pene siano severe in quanto giuste: hanno ucciso un giusto. Le attenuanti penali le valuta il collegio giudicante. Quelle morali non esistono.

C’è un’altra cosa, di cui siamo debitori a Willy: l’avere dimostrato che il carattere e il coraggio non hanno nulla a che vedere con i bicipiti, il culto della lotta, il fingersi dei duri.

di Gaia Cenol

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