Gioielli da 14mila euro e mazzi di rose, dopo il rifiuto licenzia la dipendente. Medico trentino denunciato per stalking
L’uomo ha chiesto al gip la revoca del divieto di avvicinamento. L’avvocato della donna: “La mia cliente aveva continui attacchi di panico”
Gioielli da 14mila euro e mazzi di rose, dopo il rifiuto licenzia la dipendente. Medico trentino denunciato per stalking
L’uomo ha chiesto al gip la revoca del divieto di avvicinamento. L’avvocato della donna: “La mia cliente aveva continui attacchi di panico”
Gioielli da 14mila euro e mazzi di rose, dopo il rifiuto licenzia la dipendente. Medico trentino denunciato per stalking
L’uomo ha chiesto al gip la revoca del divieto di avvicinamento. L’avvocato della donna: “La mia cliente aveva continui attacchi di panico”
Fiori, bigliettini, inviti a cena, gioielli da migliaia di euro e pedinamenti. Quando la dipendente (già fidanzata) non ha ricambiato le attenzioni del titolare è stata licenziata. Un medico trentino, legale rappresentante di una clinica privata, è stato così denunciato per stalking dall’ex dipendente e si trova oggi sotto misura cautelare con divieto di avvicinamento. Il giudice del lavoro Giorgio Flaim lo ha condannato a corrispondere alla donna oltre 50mila euro, dichiarando il licenziamento discriminatorio e ritorsivo. Il medico in tribunale ha negato la versione della donna: “Non sono innamorato, erano solo gesti di attenzione e gratitudine”.
Tutto è cominciato all’inizio del 2025, dentro una clinica privata di Trento. La giovane è da tempo un’impiegata modello, tanto da essersi guadagnata il posto di braccio destro del medico che guida la struttura sanitaria. Il rapporto tra loro era professionale ma, secondo quanto raccontato dalla vittima di stalking, a un tratto qualcosa nella mente del suo datore di lavoro cambia.
I messaggi che la donna riceve si fanno sempre più intimi e sdolcinati, fino a sfociare in delle vere e proprie dichiarazioni d’amore. L’assistente inizialmente prova a tollerare quel tipo di comportamento ambiguo, attribuendolo a una défaillance scatenata da un periodo particolarmente stressante. Di lì a breve però il medico passa dalle parole ai fatti. I complimenti lasciano spazio a mazzi di rose sul posto di lavoro e inviti a cena in ristoranti stellati.
L’impiegata, già fidanzata, declina con fermezza le attenzioni dello spasimante. A marzo arriva il compleanno della donna e il medico per l’occasione organizza una festa a sorpresa direttamente in clinica. Torta personalizzata, palloncini e ancora rose. Il tutto davanti agli occhi dei colleghi invitati a celebrare l’evento che si conclude con un regalo che non passa certo inosservato: una collana con pietre preziose del valore di circa 14mila euro.
La dipendente, cercando di resistere all’imbarazzo, prova subito a restituire il gioiello, ma lui rifiuta e poi le scrive: “Ovviamente per favore vorrei che il gioiello rimanesse con te: è un segno del mio affetto che è indipendente da quello che provi tu”. È qui che la donna coglie nuovamente l’occasione per mettere le cose in chiaro. Lui è il suo datore di lavoro, nient’altro.
Nei mesi a seguire le avances si intensificano e, di fronte ai ripetuti rifiuti, il comportamento del pretendente prende una nuova direzione. Il medico si fa più aggressivo e inizia a denigrare il fidanzato della donna. Nemmeno questo sortisce l’effetto da lui sperato e, come ultimo atto scarica la frustrazione sulla dipendente e la colpisce sul piano professionale. Il titolare la richiama in continuazione per pretesti minimi, umiliandola davanti ai colleghi.
È l’inizio di un “uso improprio dei poteri di sovraordinazione datoriale”, come verrà definito più tardi dal giudice Flaim. È maggio quando la vittima – provata dalle incessanti vessazioni sul posto di lavoro – chiede un periodo di malattia. “Aveva continui attacchi di panico”, ha detto in aula la sua avvocata, Francesca De Padova. Il datore di lavoro risponde alla malattia contestando le assenze come “ingiustificate”.
Passa un altro mese e l’uomo le invia un messaggio che segna una svolta definitiva: “riportami il gioiello domani se per te non significa niente”. Infine, usando come pretesto un disguido su alcuni giorni di ferie, la licenzia in tronco. Il licenziamento, si legge sulle carte della sentenza, è in realtà una ritorsione contro “il dissenso espresso dalla donna contro le molestie del suo diretto superiore”.
La fine del rapporto di lavoro, però, non dà pace all’ex dipendente e segna l’inizio di una persecuzione. L’uomo invia grossi mazzi di fiori alla donna, ai suoi genitori, persino alla sua avvocata. La giovane, che convive col fidanzato, decide di cambiare appartamento e dopo appena una settimana dal trasloco riceve un mazzo di rose al nuovo indirizzo.
Provare a sfuggirgli è inutile, il titolare della clinica conosce tutti i suoi spostamenti. Durante una delle udienze davanti al giudice del lavoro, cerca di trattenerla fisicamente. Poi le lascia un biglietto anonimo sul parabrezza della macchina: un cuore disegnato e la scritta “Un pensiero per te”. La donna, che aveva appena cambiato auto, si è sentita in trappola.
Dopo l’accaduto il medico contatta sui social un’amica dell’ex dipendente chiedendole di convincerla a tornare in clinica. Arriva l’estate e la donna vede l’uomo aggirarsi nel suo bar di fiducia. A quel punto si rivolge alla polizia e scatta l’ammonimento del questore. L’ex datore risponde con una memoria scritta in cui attacca duramente la giovane, che lo denuncia per diffamazione. Infine la Procura, di fronte al quadro complessivo, chiede e ottiene la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla casa, ai luoghi di lavoro e ai posti frequentati dalla donna.
La sentenza e la versione del medico
Il Tribunale civile di Trento, sezione lavoro, si pronuncia a febbraio 2026. Il giudice Giorgio Flaim dichiara il licenziamento nullo “in quanto discriminatorio, e adottato solo in reazione alla scelta della donna, nell’esercizio del suo diritto all’autodeterminazione affettiva e sessuale, di non condividere lo stesso interesse sentimentale”.
La clinica viene condannata a pagare tutti gli stipendi arretrati e i contributi dalla data del licenziamento fino a febbraio, più circa 4.000 euro di spese legali. Per un ammontare che supera i 50mila euro. La donna ha chiesto anche un risarcimento danni che non è stato accolto dal Tribunale. La sentenza ha ordinato il reintegro, ma la donna ha scelto (comprensibilmente) di non tornare. Il titolare della clinica ha presentato appello con richiesta di sospensiva che il giudice ha rigettato.
L’uomo ha cercato di smontare la versione dell’ex braccio destro escludendo un secondo fine relazionale. A suo dire, si sarebbe trattato di semplici gesti di gentilezza che lei avrebbe frainteso. Eppure, i messaggi che era solito scriverle sembrano contraddirlo: “Comunque sono molto tranquillo: il vantaggio di essere un innamorato non ricambiato è che qualsiasi altra cosa succeda sembra una stupidaggine”. Intanto i suoi difensori hanno chiesto la revoca del divieto di avvicinamento.
Di Angelo Annese
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