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Il Dogui del III millennio con l’elicottero sulla neve fa solo tristezza

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La montagna e le sue imponenti bellezze, invece di incutere sacro timore e doveroso rispetto, in certi soggetti non di rado sembrano moltiplicare l’ansia di travestirsi da Dogui

Dogui

Il Dogui del III millennio con l’elicottero sulla neve fa solo tristezza

La montagna e le sue imponenti bellezze, invece di incutere sacro timore e doveroso rispetto, in certi soggetti non di rado sembrano moltiplicare l’ansia di travestirsi da Dogui

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Il Dogui del III millennio con l’elicottero sulla neve fa solo tristezza

La montagna e le sue imponenti bellezze, invece di incutere sacro timore e doveroso rispetto, in certi soggetti non di rado sembrano moltiplicare l’ansia di travestirsi da Dogui

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Il bauscia, lo spandone, il fenomeno, il montato: sono tutte categorie che conosciamo da sempre. La montagna e le sue imponenti bellezze, invece di incutere sacro timore e doveroso rispetto, in questi soggetti non di rado sembrano moltiplicare l’ansia di travestirsi da Dogui.

Sì, il leggendario personaggio interpretato dal compianto Guido Nicheli e reso immortale in Vacanze di Natale.

Come si può mai commentare un atto di cafonaggine all’ennesima potenza come quello dello sciatore (qualsiasi altra definizione potrebbe risultare o troppo gentile o troppo offensiva) che decide di atterrare in elicottero direttamente sulle piste di Madonna di Campiglio per farsi l’ultima discesa della stagione?

Un’imitazione scadente, fuori tempo massimo e priva di qualsiasi contesto o possibile anello di congiunzione con le leggendarie sciate in elicottero dell’avvocato Agnelli.

Ma lui era – appunto – l’avvocato Agnelli, non a caso mito del Dogui mentre prendeva il sole nello stadio del ghiaccio di Cortina in Vacanze di Natale o di tutti gli spandoni-bauscia-fenomeni d’Italia negli anni ‘80 e ‘90.

Oggi, se ti fai depositare dall’elicottero sulle piste, vieni multato come sacrosanto. E il coraggio di replicare: “Avevo fretta”. Tutto quello che meriti è una pernacchia che faccia eco in tutte le valli dell’arco alpino.

di Fulvio Giuliani

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