AUTORE: Annalisa Grandi
Una condanna in primo grado, una assoluzione, diciassette rinvii a giudizio, cinque proscioglimenti. Questi i dati processuali della vicenda del presunto sistema di affidi illeciti di Bibbiano. Una storia che ha avuto un’eco senza precedenti e per la quale sono stati impiegati i termini più suggestivi.
Il condannato – a quattro anni per abuso d’ufficio e lesioni gravissime – è il volto simbolo di questa storia: lo psicoterapeuta torinese Claudio Foti. Aveva chiesto il rito abbreviato insieme all’assistente sociale al centro dell’indagine, Beatrice Benati, che invece è stata assolta. Il resto è tutto da scrivere.
Eppure le sentenze, quelle mediatiche, sono già state emesse. Certo va registrato come la condanna di Foti riguardi in particolare una storia, quella di una ragazzina che con «modalità suggestive» sarebbe stata indotta a falsi ricordi in «totale violazione dei protocolli di riferimento». Per il resto, a livello processuale, al momento non c’è nulla.
Quello che però è importante è ciò che sta sotto a tutta questa vicenda, ovvero la delicatissima questione degli affidi. Su cui necessariamente occorre vigilare nel modo più stringente possibile, perché in ballo ci sono vite di minori che non possono difendersi e le cui sorti sono affidate a un sistema fatto di persone che come tali possono fallire, ma che non si può accettare utilizzino in modo arbitrario la propria autorità o il proprio ruolo. Per questo, al di là di come finirà la vicenda processuale, è importante andare oltre Bibbiano.
di Annalisa Grandi
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- Tag: giustizia
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