Lacrime e rabbia ai funerali del ragazzo ucciso a Napoli per errore – IL VIDEO
L’arcivescovo del capoluogo campano durante l’omelia ai funerali di Fabio Ascione: “Basta dire che sono fatalità, Napoli è anche questo: Saturno che mangia i suoi figli”
Lacrime e rabbia ai funerali del ragazzo ucciso a Napoli per errore – IL VIDEO
L’arcivescovo del capoluogo campano durante l’omelia ai funerali di Fabio Ascione: “Basta dire che sono fatalità, Napoli è anche questo: Saturno che mangia i suoi figli”
Lacrime e rabbia ai funerali del ragazzo ucciso a Napoli per errore – IL VIDEO
L’arcivescovo del capoluogo campano durante l’omelia ai funerali di Fabio Ascione: “Basta dire che sono fatalità, Napoli è anche questo: Saturno che mangia i suoi figli”
Lacrime, commozione, applausi e tanta rabbia al funerale di Fabio Ascione, 20enne del quartiere Ponticelli (Napoli est), ucciso il 7 aprile dinanzi al bar vicino casa da colpi d’arma da fuoco. Il ragazzo era incensurato, vittima innocente degli spari di un 23enne, che era insieme ad un 17enne, autori poco prima di agguati di camorra per conto di un clan locale. Sulla bara bianca del ragazzo era deposta la maglia azzurra di una sala Bingo dove lavorava, poi una sciarpa del Napoli e una maglia bianca con il numero 7 ed il suo cognome sulle spalle, oltre alla sua foto in cornice, accompagnata da due rosari. All’ingresso della bara, la mamma del ragazzo, Rita, si è abbandonata ad un lungo pianto, seduta al primo banco con familiari, coetanei del figlio deceduto e tante persone del quartiere.
“Da quando sono a Napoli, sono stati troppi i funerali di giovani, di ragazzi, di fratelli uccisi da proiettili assassini, da pistole che non avrebbero dovuto sparare, che richiamano scenari di una guerra che non ti aspetti in una terra così bella, in una città come la nostra”, ha detto durante l’omelia l’Arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, aggiungendo: “Napoli deve avere il coraggio di guardarsi allo specchio. Perché non possiamo più raccontarci che sono fatalità, che sono coincidenze, che sono storie lontane da noi. Che questa non è tutta la città, perché poi magari ci sono le vetrine, le vie del centro, gli alberghi pieni. Non è così. Napoli è anche questo. È Saturno che mangia i suoi figli. È una madre che non protegge. È una comunità che spezza vite e storie”.
“Io e Fabio avevamo un sogno in comune, di diventare calciatori, era un sogno suo e purtroppo si è spento”, racconta un amico fraterno, all’esterno della chiesa.
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