Modena: l’integrazione che manca e il veleno dell’estremismo
Sull’onda di quanto accaduto a Modena tutti dovremmo interrogarci su un processo che riguarda l’intero Paese
Modena: l’integrazione che manca e il veleno dell’estremismo
Sull’onda di quanto accaduto a Modena tutti dovremmo interrogarci su un processo che riguarda l’intero Paese
Modena: l’integrazione che manca e il veleno dell’estremismo
Sull’onda di quanto accaduto a Modena tutti dovremmo interrogarci su un processo che riguarda l’intero Paese
Torno a parlare di integrazione, perché sull’onda di quanto accaduto a Modena tutti dovremmo interrogarci su un processo che riguarda l’intero Paese.
Come abbiamo sottolineato in altre occasioni, dobbiamo smetterla di considerare l’integrazione degli immigrati di prima e seconda generazione il perfetto terreno di scontro politico, in cui andare a lucrare ciascuno voti per la sua parte. Finendo per rafforzare opinioni e schieramenti ultra consolidati, più che conquistare nuovi consensi, ormai abbastanza cristallizzati sul tema.
Il sogno è quello di assistere a un dibattito sull’immigrazione animato e arricchito da idee e punti di vista ben diversi fra loro, ma consapevole della necessità di trovare una sintesi. Perché non esiste alternativa a un’integrazione matura e sviluppata, in un Paese che tanto per cominciare non può neppure pensare di rinunciare a una robusta quota di lavoratori neo immigrati o figli e domani nipoti di immigrati per sostenere le peculiarità del nostro apparato produttivo, il sistema pensionistico e in definitiva l’intero welfare State.
Come vedete, ideologia zero, appelli
all’“accoglienza” fine a se stessa ancor meno, così come nessun cedimento alle ultime mode sulle remigrazioni e le espulsioni. Chiacchiere al vento, lo sanno tutti, ma acido puro sulla pelle di ognuno di noi.
Quando parliamo di integrazione degli immigrati, ci dovremmo liberare del concetto stesso di estremi. Perché questi ultimi portano agli estremismi e a casa nostra non ci può essere spazio per alcuna forma di estremismo. Nessun cedimento alle radicalizzazioni, come ai profeti d’odio che cominciano con l’essere sempre un po’ ridicoli e possono diventare spaventosi.
I primi a sostenerlo dovrebbero essere i paladini dei diritti da sinistra, perché è radicale anche parlare di accoglienza senza spiegare come. Se avessero ancora la forza di ricordare che fra i diritti c’è per esempio – lo sottolineavamo solo pochi giorni fa – anche quello a una scuola pubblica che funzioni per tutti e che sappia assolvere al primario ruolo della formazione e dell’insegnamento. Garantendo, al contempo, l’inserimento dei ragazzi figli di altre culture nella nostra società, non in ghetti in cui ciascuno vive sfiorandosi appena.
Perché in questi ultimi non si fa integrazione, si coltivano risentimenti.
Di Fulvio Giuliani
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