Padri, figli, delitti e cose da non fare. Mai.
Era quasi inevitabile che il padre di Filippo Turetta si scusasse per le parole pronunciate in un colloquio in carcere con il figlio. Ma perché i dialoghi sono finiti sui giornali?
Padri, figli, delitti e cose da non fare. Mai.
Era quasi inevitabile che il padre di Filippo Turetta si scusasse per le parole pronunciate in un colloquio in carcere con il figlio. Ma perché i dialoghi sono finiti sui giornali?
Padri, figli, delitti e cose da non fare. Mai.
Era quasi inevitabile che il padre di Filippo Turetta si scusasse per le parole pronunciate in un colloquio in carcere con il figlio. Ma perché i dialoghi sono finiti sui giornali?
Era quasi inevitabile che il padre di Filippo Turetta spiegasse, e si scusasse per le parole pronunciate durante un colloquio in carcere con il figlio e che sembravano quasi una giustificazione per l’omicidio commesso dal figlio. Ma al di là del contenuto, di cui abbiamo già parlato, occorre soffermarsi anche sul perché quel colloquio sia stato reso in qualche modo pubblico. E prima ancora, sul perché sia stato intercettato visto che Turetta è reo confesso, e molto altro da scoprire non c’è su quanto purtroppo accaduto alla povera Giulia.
Perché quei dialoghi sono finiti sui giornali? È chiaro che l’interesse, pruriginoso alle volte, si sarebbe scatenato. Però esiste anche un limite, del giornalismo in primis. Che riguarda quello che si sceglie di pubblicare, anche quando se ne è venuti in possesso. Al di là del merito, del contenuto, delle spiegazioni, scegliere se alimentare o meno certe polemiche è anche responsabilità di chi, come noi scrive. Posto che alla giustizia pensa ovviamente la magistratura.
di Annalisa Grandi
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