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Roccaraso, le macerie degli influencer del nulla

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Roccaraso, le macerie degli influencer del nulla. Niente bus, nessun affollamento e addio alle ordinanze che erano nate per contenere il flusso turistico dopo il 26 gennaio scorso

Roccaraso

Roccaraso, le macerie degli influencer del nulla

Roccaraso, le macerie degli influencer del nulla. Niente bus, nessun affollamento e addio alle ordinanze che erano nate per contenere il flusso turistico dopo il 26 gennaio scorso

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Roccaraso, le macerie degli influencer del nulla

Roccaraso, le macerie degli influencer del nulla. Niente bus, nessun affollamento e addio alle ordinanze che erano nate per contenere il flusso turistico dopo il 26 gennaio scorso

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Roccaraso, le macerie degli influencer del nulla. Dopo il boom, il nulla, o quasi. E un avvertimento, nel tennis viene chiamato “warning” a quelli che cercano un filo logico alla fenomenologia social. Semplicemente, non c’è e si passa dalla fascinazione all’oblio in pochi giorni. Nell’ultimo weekend a Roccaraso, località montana abruzzese dove una fetta di napoletani è praticamente di casa, non c’è stato alcun afflusso di turisti.

Niente bus, nessun affollamento e quindi addio alle ordinanze che erano nate per contenere il flusso turistico dopo il 26 gennaio scorso. Quando un fiume di migliaia di persone aveva scelto la località abruzzese per trascorrere il fine settimana. Complici le offerte a prezzi stracciati comprensive di colazione al sacco, sono arrivate in zona Roccaraso circa 20mila persone. Con una serie di comportamenti rivedibili, mettendo in difficoltà gli amministratori locali per quanto riguarda la gestione dell’ordine pubblico.
Il fenomeno Roccaraso ha avuto origine su TikTok, dove i 100 video più popolari sull’argomento hanno totalizzato quasi 40 milioni di visualizzazioni. Poi, semplicemente, l’effetto è scemato. Così come quello di alcuni tiktoker partenopei. Soprattutto di Rita De Crescenzo. Che in pochi giorni è diventato un viso conosciuto in ogni angolo d’Italia, tra servizi ai tg, copertine patinate o meno.

Come se l’overtourism all’improvviso fosse diventato una prerogativa solo di Roccaraso (Napoli se la passa molto peggio, come altre città italiane prese d’assalto). Come se solo i napoletani prendessero d’assalto località di vacanza, montane o di mare, mentre basterebbe andare a leggere delle conseguenze del turismo di massa sulle Dolomiti, per esempio.

Tra l’altro, come se la neve fosse solo per chi vive in condizioni agiate. Erano stati 250 bus nel weekend di fine gennaio, a inizio febbraio sono stati 63. Alla fine dello scorso mese si è scesi a 19, mentre nell’ultimo weekend, appunto, si è arrivati a zero. E’ sparito anche il filtro al confine tra Abruzzo e Molise, la dogana mediatica, il numero massimo di bus consentiti dalle amministrazioni locali. Insomma, la fascinazione collettiva è alle spalle, è tornata la normalità.

Ed è rientrato – ma è stato presente, eccome – anche l’atteggiamento con la puzza sotto il naso sui napoletani in invasione permanente, a basso costo, di Roccaraso. Un rigurgito via social di una lotta di classe decisamente fuori tempo massimo. Tra critiche alla lingua, al vestiario, al cibo portato dai napoletani in Abruzzo. Ma colpisce soprattutto il potere dei social, in questo caso di Tik Tok, di influenzare i comportamenti degli umani. Che però dura poco, pochissimo, come abbiamo visto. “Clicca, consuma, crepa”, parafrasando i Cccp in “Fedeli alla linea”. E i personaggi in cerca d’autore tornano ad essere quello che erano.

Di Nicola Sellitti

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