Rocchi: veleni, soliti sospetti e Var polverizzato
Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e B, indagato per concorso in frode sportiva: “Mi autosospendo”
Rocchi: veleni, soliti sospetti e Var polverizzato
Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e B, indagato per concorso in frode sportiva: “Mi autosospendo”
Rocchi: veleni, soliti sospetti e Var polverizzato
Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e B, indagato per concorso in frode sportiva: “Mi autosospendo”
Il nostro calcio era già ai minimi storici di credibilità internazionale da un punto di vista strettamente tecnico. Il terzo mondiale fallito di seguito è qualcosa che quando eravamo ragazzi sarebbe stato considerato degno di Paesi dell’assoluta periferia calcistica.
Dato che non ci accontentiamo di aver fatto figure imbarazzanti ed essere ridotti a semi-comparse d’Europa, ci siamo regalati anche questa fantastica “novità” dell’inchiesta sul designatore degli arbitri Gianluca Rocchi. Autosospeso e travolto da una valanga di soliti sospetti.
Nell’inchiesta è pressoché impossibile muoversi con una qualche sicurezza, anche perché si è passati da una sostanziale inazione da parte della procura della Federcalcio (ribadita nelle motivazioni appena ieri) a un’inchiesta della giustizia ordinaria addirittura per frode sportiva.
Qualche considerazione di carattere generale, venate di malinconia.
Per quanto concerne i sospetti di favoritismo, da decenni le società hanno espresso il loro mancato gradimento – diciamo così – per determinati arbitri. Lo hanno fatto in tante, con la sostanziale differenza che le grandi società hanno spesso trovato orecchie disponibili quantomeno all’ascolto, mentre le piccole si sono sempre dovute attaccare al tram.
Se in questo caso dovesse essere accaduto qualcosa di diverso ce lo dovranno dire gli inquirenti e un giudice, se ci sarà mai un processo. Per il resto, è troppo facile cadere nel bailamme Juventus-Inter-Napoli-Inter-Milan-Roma e questo trasformerebbe qualsiasi ragionamento sullo stato del nostro calcio in una ripicca fra tifosi nel più malfamato dei bar sport.
Le ipotesi dovranno essere provate oltre la singola denuncia di un ex arbitro. Si badi, questa non è una difesa di Rocchi, dell’Inter o di chi volete, è una difesa di ciò che resta del calcio prima di consegnarlo al mercato delle vacche. Anche delle accuse. Per quanto concerne l’aspetto più complesso e inquietante, vale a dire le eventuali ingerenze nella gestione del Var, questa storia ha dato sostanza a ciò che in buona misura avevamo già capito: la gestione di un mezzo imprescindibile per la credibilità del calcio nel III millennio si è tramutata in una trappola per la classe arbitrale.
Il cosiddetto protocollo è diventato una macedonia impazzita, in cui più nessuno – fra gli arbitri in campo e quelli al monitor – si è più mosso in un quadro riconoscibile di regole da seguire. La perfetta condizione equivoca. Uno degli aspetti più gravi, in attesa che le indagini facciano il loro corso, è aver polverizzato nella testa di tifosi e semplici osservatori la credibilità e oggettività in cui era lecito sperare grazie alla tecnologia.
In un altro Paese, ci appelleremmo alla rapidità dell’inchiesta e delle relative conclusioni, ma sappiamo perfettamente che in Italia tutto ciò è fuori discussione e che i veleni andranno fuori controllo.
Di Fulvio Giuliani
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- Tag: calcio
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