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Viaggio nella marginalità di Milano

Le periferie di Milano sono ormai abbandonate a se stesse: un degrado sociale divenuto una bomba ad orologeria.

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È la seconda  puntata della serie Barriera di Milano e Aurora: la Torino violenta a pochi metri dal centro – La Ragione

Ci sono quartieri che sono come polveriere, dove l’equilibrio è un filo sottile che rischia di essere spezzato alla minima scintilla. Quello che è successo in via Bolla, quartiere Gallaratese a Milano, dove è scoppiata una rissa con 60 feriti, non sorprende chi conosce quella zona. Enormi caseggiati popolari, nella stragrande maggioranza occupati, tanto che si fa fatica a trovare qualcuno che ci sia arrivato per vie ‘convenzionali’. Rom, bosniaci, ma non solo: sfondano le porte degli appartamenti Aler (gli alloggi popolari di proprietà del Comune) e ci entrano dentro. Nessuno li manda via, perché intervenire significa far scoppiare il caos. E così le situazioni si incancreniscono, le periferie si trasformano in luoghi a parte dove le regole non valgono. Dove si vive armati e si abdica a ogni diritto pur di non ritrovarsi a dover fronteggiare chi lì detta legge. 

Succede in via Bolla come alle case bianche di via Salomone e a San Siro: una linea rossa che attraversa Milano e che ha in quegli oltre 3mila alloggi popolari occupati il suo principale problema. Cambiano le etnie ma i meccanismi rimangono immutati. C’è persino chi controlla il racket delle occupazioni abusive, perché pure quello è diventato un business. Come una storia che si ripete, a ogni intervento delle forze dell’ordine segue un riassestamento, senza che nulla cambi mai davvero. Tanto che molti si sono assuefatti a vedere le risse, lo spaccio a cielo aperto. Immaginano di andare via, ma per le famiglie meno abbienti è difficile muoversi in una realtà dove i prezzi delle case sono costantemente alle stelle. 

Anche qui colpisce come i più giovani, in molti casi poco più che bambini, si sentano custodi di un’eredità di illegalità e di vita per strada. A San Siro, che in questi mesi è diventata famosa per i regolamenti di conti fra rapper, i bimbi sognano di seguire quelle orme. Passano le giornate lì, in mezzo ai giardinetti, e i loro idoli sono proprio quei rapper che nelle loro canzoni parlano di carcere, di odio per la polizia, di trasformarsi in boss della propria zona. 

Qui più che altrove stride il contrasto con il centro, ma soprattutto colpisce la percezione netta che le autorità abbiano abdicato al loro ruolo. Come consapevoli che nulla si possa più fare. Dopo la rissa in via Bolla si torna a parlare di abbattere le case popolari dove tutto è avvenuto. Ma spostare altrove il problema significa solo trasformare un altro quartiere nella stessa polveriera. E poi, quelle case dovrebbero servire a persone che di quegli alloggi hanno bisogno e che ne avrebbero realmente diritto. È il problema delle periferie abbandonate a loro stesse: arriva il punto in cui un intervento rischia di peggiorare la situazione. Ma qualcosa va fatto perché Milano, lo abbiamo visto chiaramente in questi mesi, è diventata una bomba a orologeria. 

Di Annalisa Grandi

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