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Mosca corre verso un botto

La Russia di Putin può prendere il posto del Venezuela di Maduro, ma anche il Venezuela può prendere il posto della Russia. La prima situazione si sta già verificando: nella classifica dei Paesi che hanno ricevuto più sanzioni internazionali, la Russia è prima a quota 5.532.

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La Russia può prendere il posto del Venezuela di Maduro, ma anche il Venezuela può prendere il posto della Russia di Putin. A dire il vero la prima situazione si sta già verificando nella classifica dei Paesi che hanno ricevuto più sanzioni internazionali: Russia ormai a quota 5.532, ben più di Iran (3.616), Siria (2.608), Corea del Nord (2.077), Venezuela (651), Myanmar (510) e Cuba (208).

Quanto alla tenuta economica del Paese, con un post del 6 marzo la Banca di Russia ha comunicato sul suo sito che, «al fine di mantenere la stabilità finanziaria del mercato russo», il decreto n. 95 emanato il giorno prima dal presidente della Federazione Russa ha istituito una «procedura speciale di servizio temporaneo dei debiti», per cui i bond saranno saldati in rubliBontà di Putin, «non ci sono restrizioni all’uso dei rubli ricevuti dai creditori».

Peccato che la moneta nazionale sia ormai carta straccia: il suo valore è precipitato del 60% dall’inizio della guerra, tanto che ormai ci vogliono 132 rubli per un dollaro e 143 per un euro. Inoltre, non tutti i regolamenti dei bond in valuta estera offrono questa opzione. Tra questi, anche alcuni in scadenza il prossimo 15 marzo per un valore di 117 milioni di dollari.

I problemi della Banca di Russia sono dovuti anche al fatto che a causa delle sanzioni internazionali non può più accedere alle riserve in valuta pregiata detenute all’estero. Mentre inizia ad aleggiare il fantasma dei bond zaristi che non furono riconosciuti dai bolscevichi, Simon Waever (co-direttore globale per la strategia sul debito sovrano dei mercati emergenti di Morgan Stanley) prevede che «in caso di default è poco probabile che sia uno normale. Sarà invece più simile a quello del Venezuela» del 2017.

Secondo Bloomberg, le probabilità di un default implicite nel costo delle assicurazioni sul debito (Cds) sono da record: circa l’80%. E ancora, secondo Morgan Stanley «l’insolvenza potrebbe arrivare già il 15 aprile. Libano e Venezuela sono gli unici esempi recenti di debito di un Paese che è scivolato così in basso». Anche Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s parlano ormai di bond «spazzatura» e di default «imminente».

Nel frattempo, come scrivevamo all’inizio, il Venezuela potrebbe prendere il posto della Russia. Subito prima di annunciare lo stop a ogni import di petrolio e gas dalla RussiaBiden ha infatti inviato una delegazione a Caracas per trattare con Maduro: sembra evidente l’intenzione di sostituire il greggio di Putin con la riapertura dell’import dal Venezuela.

Il senatore repubblicano Marco Rubio ha protestato, sostenendo che non ne sarebbe stato informato il governo ad interim di Guaidó, quello che secondo gli Usa sarebbe l’unico legittimo. Maduro ha comunque promesso di riprendere il negoziato con l’opposizione e intanto ha liberato due detenuti statunitensi che in Venezuela erano tenuti praticamente in ostaggio.

Ricordiamo infine che Maduro ha appoggiato l’attacco di Putin ma che poi il Venezuela non è stato tra i cinque Stati che in sede Onu hanno votato contro la condanna della Russia. Cambio improvviso di linea politica? Non proprio: il Paese non ha potuto partecipare al voto perché sospeso da tempo per morosità nel pagamento delle quote.

 

di Maurizio Stefanini

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