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Realtà e pressione fiscale

Il dibattito incandescente sulla riforma del catasto: tra chi è favorevole per ridurre le disuguaglianze e chi è contrario, per evitare l’aumento delle tasse.

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In Italia, si sa, il mattone piace. Ci sono più proprietari di case che in Germania, Francia e Regno Unito anche se negli ultimi anni il reddito pro capite stagnante, i prezzi elevati degli immobili e la riduzione di nuovi nuclei famigliari hanno frenato la corsa agli acquisti.

Una ripresa si intravede con la riscoperta della casa durante la pandemia, la diffusione dello smart working e il risveglio dell’inflazione. Quel 75% circa di proprietari di immobili è quindi merce elettorale preziosa per i partiti, già attivi in campagna elettorale in vista della fine della legislatura.

Si spiega così il dibattito incandescente sulla riforma del catasto. La fotografia dei beni immobiliari va aggiornata perché molto datata (risale a 70 anni fa) e questo implica l’attualizzazione del valore patrimoniale e di quello reddituale di molti edifici: cambiamenti che inevitabilmente porteranno vantaggi ad alcuni e svantaggi ad altri.

In pratica, la situazione negli archivi non rispecchia più la realtà e quindi c’è chi paga più tasse del dovuto e chi meno. Tanto per fare un esempio, nei centri storici delle città principali e nelle località turistiche le rendite catastali sono molto inferiori ai valori di mercato. Chi è a favore della riforma vuole mettere ordine e ridurre le diseguaglianze, chi è contrario desidera evitare un aumento futuro delle tasse.

Va detto che la riforma del catasto rientra, costituendone uno dei pilastri, in quella più ampia riforma del fisco inserita nel Pnrr e che ci assicura l’erogazione di cospicui fondi europei. Per questo motivo, approfittando di questa fase storica emergenziale e di governo di unità nazionale, si è voluta cogliere al fotofinish l’opportunità di approvare la riforma catastale all’interno della delega fiscale

Tuttavia, nella contrapposizione polarizzante delle ragioni del sì e del no, non trova spazio di riflessione un elemento importante, ovvero il rapporto tra tassazione del lavoro e tassazione sui patrimoni.

Nei Paesi anglosassoni la tassazione sul reddito e la pressione fiscale generale sono inferiori a quelle italiane, mentre quella sugli immobili è considerevolmente più alta. Sarebbe bene che, per scoraggiare un’economia statica fatta di rentier, utilizzassimo un aumento futuro delle tasse sugli immobili per finanziare una riduzione delle tasse sul lavoro, piuttosto che usarlo per incrementare spesa corrente assistenziale; in questo modo verrebbero incentivati la spinta imprenditoriale, l’occupazione e gli investimenti.

Svanirebbero inoltre parte delle polemiche attorno alla riforma del catasto.

 

di Francesco Orlando

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