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Spiagge e ombrelloni tramandati di padre in figlio

Esiste uno strumento noto nel mondo per garantire migliori condizioni sia per lo Stato sia per gli utenti contribuenti: si chiama concorrenza.

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Esiste uno strumento noto nel mondo per garantire migliori condizioni sia per lo Stato sia per gli utenti contribuenti: si chiama concorrenza e consiste nell’apertura al mercato delle concessioni tramite gare pubbliche. Ad esempio gli spazi demaniali, che sono sotto il controllo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, vengono affidati dagli enti locali tramite concessioni che sono ogni volta prorogate alla scadenza: le ultime volte coi governi presieduti da Conte. Queste proroghe sono chiaramente in contrasto con la direttiva europea Bolkestein del 2006, recepita in Italia nel 2010.

E tutto ciò incide negativamente sul livello di produttività dei servizi nel nostro Paese, confermando la forza della public choice theory: quella dei costi diffusi e dei benefici concentrati. Ma questa famigerata Bolkestein cosa voleva ottenere per i cittadini europei? La garanzia di pari accessibilità a tutte le imprese nel concorrere, in questo caso, all’affidamento delle concessioni demaniali. E questo può, anzi deve, avvenire tramite gare a evidenza pubblica.

Il punto non è solo l’accessibilità trasparente delle imprese, perché maggiore concorrenza porterebbe maggiori entrate per lo Stato e migliori servizi per l’utenza. Laddove non esiste concorrenza ci sono invece cooptazione e dipendenza neofeudale nelle scelte di affido così come un uso smodato delle aziende in house. Essere sostenitori delle gare a evidenza pubblica vuol dire quindi stare dalla parte degli outsider, dei consumatori, degli imprenditori innovativi e dei giovani intraprendenti, ancor di più nei difficili territori del nostro meridione. Vuol dire favorire il merito, non la famiglia di appartenenza. Così il consumatore conta davvero, non solo a parole. Il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili ha aggiornato dopo tre anni i dati sulle concessioni demaniali in Italia.

Quelle sul demanio costiero sono arrivate a 61.426, mentre erano 52.619 nel 2018. Di queste, 12.166 rappresentano concessioni per stabilimenti balneari, contro le 10.812 del 2018 (+12,5%). Si stima che dal 2000 a oggi siano raddoppiate. I dati indicano anche che il 70% degli stabilimenti balneari paga allo Stato meno di 2.500 euro all’anno. In Campania le concessioni marittime (la Giunta ha appena dimezzato l’imposta regionale per i concessionari di aree demaniali) occupano quasi il 70% della superficie costiera. Concessioni rinnovate automaticamente da decenni, in violazione delle direttive europee, che preservano rendite di posizione tramandate di padre in figlio e danneggiano consumatori che ricevono servizi scadenti a prezzi crescenti.

 

di Antonluca Cuoco

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