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Dare le armi all’Ucraina non significa volere la guerra

Dare le armi all’Ucraina per aiutare chi è vittima della guerra, non per sostenere il conflitto. Un confine netto che riguarda tutto l’Occidente.

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Il confine fra gli aiuti che si forniscono all’Ucraina e la cobelligeranza è netto. Putin è interessato a far confusione, noi no. Sul punto il presidente degli Stati Uniti è stato chiaro: a chi si difende da un atto criminale noi forniamo quel che serve a non capitolare, ma non siamo coinvolti in quel conflitto. Vale per l’intero Occidente.

Supponendo di potere avere facilmente ragione degli ucraini, era Putin a volere circoscrivere l’operazione a un fatto regionale, negando sia l’invasione sia la guerra. Le cose sono andate diversamente e, benché il fuoco russo avanzi, s’è ritrovato in un conflitto costoso e logorante. Politicamente isolato, inoltre, non riuscirà a controllare neanche il terreno che strappa alla resistenza. A questo punto è stato il despota del Cremlino a volere vestire lo scontro di una dimensione globale, ma su questo ha ricevuto il fermo stop del presunto alleato cinese.

Non si cede, non si concede, si sostiene l’Ucraina, ma no: non siamo interni a quella guerra. Pronti a reagire a ogni mossa russa.

di Sofia Cifarelli

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