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Giravolte sull’autonomia differenziata

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Cosa c’è di peggio dell’autonomia differenziata? Il suo dibattito, per nulla recente. Proviamo a capire cosa sta accadendo in merito

Giravolte sull’autonomia differenziata

Cosa c’è di peggio dell’autonomia differenziata? Il suo dibattito, per nulla recente. Proviamo a capire cosa sta accadendo in merito
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Giravolte sull’autonomia differenziata

Cosa c’è di peggio dell’autonomia differenziata? Il suo dibattito, per nulla recente. Proviamo a capire cosa sta accadendo in merito
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Si potrebbe usare questa formula: peggio dell’autonomia differenziata c’è il dibattito (si fa per dire) sull’autonomia differenziata. È una formula e, quindi, ha tutti i difetti del riassunto. Tuttavia qualcosa di vero c’è: alla prima approvazione, in Senato, della legge Calderoli ha fatto seguito una risposta infuocata dell’opposizione che con il Pd e il M5S ha minacciato di raccogliere le firme per andare al voto referendario e tentare così di abrogare la (eventuale) legge. Un pasticcio grande non quanto una casa ma quanto una montagna. Un (eventuale) referendum avrebbe infatti come oggetto la legge e non la Costituzione e si dà il caso che la legge è soltanto la (superflua) conseguenza della Costituzione. Dunque che si fa, si abroga la Costituzione? Inoltre, l’autonomia è prevista in Costituzione perché fu il centrosinistra nel 2001 a inserirla e, dunque, oggi il centrodestra realizza ciò che ieri il centrosinistra costituzionalizzò. Ce n’è quanto basta per chiamare in causa Pirandello, Ionesco, Beckett. Purtroppo, non abbiamo a che fare né con la letteratura né con il teatro, ma con l’assurdità senz’altro sì. Qualche anno fa, quando non c’era il governo Meloni, era proprio il centrosinistra che voleva tradurre in atto la riforma dell’autonomia. Oggi che è cambiato il cavallo è cambiata anche la politica. Tanto che – per fare un esempio fra i tanti – Vincenzo De Luca nel 2019 chiese l’autonomia mentre oggi sostiene che la legge Calderoli è anti-risorgimentale e l’Italia unita si è realmente realizzata soltanto con la Grande guerra con il sacrificio dei ragazzi del Sud. Si cambiano non solo le carte in tavola – in particolare la Carta costituzionale – ma anche la storia patria che proprio nel Mezzogiorno, prima della guerra del 1915-18, ha visto nascere l’Italia unita con le idee e con gli uomini del Sud. Può darsi che la riforma autonomistica non sia una bella cosa, ma la risposta del centrosinistra che grida allo scandalo dopo averlo creato è la toppa peggiore del buco. Ma ce n’è anche per il governo. Nel giro di una riunione o due di maggioranza, la presidente del Consiglio è passata dal presidenzialismo al semi-presidenzialismo al non meglio precisato premierato. La Lega partì con la secessione, approdò al federalismo e ora è giunta all’autonomia. Una specie di svendita delle riforme a basso costo. Siamo sicuri che tutti davvero vogliano ciò che dicono di volere? A ben vedere sembra che tutti tengano soprattutto alla propria misteriosissima ‘identità’: il partito di maggioranza relativa issa la bandiera dell’elezione diretta del capo del governo; la Lega sventola la bandiera dell’autonomia; l’opposizione si straccia le vesti e dice di armarsi e partire in nome dell’eguaglianza. L’obiettivo, al momento, è rappresentato dal voto europeo di giugno. Tutti hanno bisogno di una bandierina da sventolare per condurre la solita orrenda campagna elettorale senza argomenti e senza problemi (eppure non scarseggerebbero né i secondi né i primi). Fra il dire e il fare c’è di mezzo non solo il classico mare ma proprio le elezioni europee e l’ultima volta che si votò per l’Europa si entrò con un governo e si uscì con un altro esecutivo. Commettere due volte lo stesso errore sarebbe non da criminali ma da stupidi. Ma la storia ha un suo peso e in questo caso ci dice che il teatro con cui la politica si autorappresenta è troppo, eccessivamente assurdo per essere preso sul serio. Tutto sembra concepito per non essere fatto. Ma attenti con gli equilibrismi spericolati. A volte lo schianto arriva quando nessuno più se lo aspetta. È già accaduto. di Giancristiano Desiderio

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