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La Milano da condannare. Senza processo

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Ogni volta che abbiamo scritto della “clamorosa” inchiesta immobiliare di Milano abbiamo ricordato quanto logica, prudenza, storia e – sopra ogni altra cosa – civiltà giuridica avrebbero dovuto imporre la massima prudenza

La Milano da condannare. Senza processo

Ogni volta che abbiamo scritto della “clamorosa” inchiesta immobiliare di Milano abbiamo ricordato quanto logica, prudenza, storia e – sopra ogni altra cosa – civiltà giuridica avrebbero dovuto imporre la massima prudenza

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La Milano da condannare. Senza processo

Ogni volta che abbiamo scritto della “clamorosa” inchiesta immobiliare di Milano abbiamo ricordato quanto logica, prudenza, storia e – sopra ogni altra cosa – civiltà giuridica avrebbero dovuto imporre la massima prudenza

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Ogni volta che abbiamo scritto della “clamorosa” inchiesta immobiliare di Milano abbiamo ricordato quanto logica, prudenza, storia e – sopra ogni altra cosa – civiltà giuridica avrebbero dovuto imporre la massima prudenza.

Non solo sulle risultanze di carattere prettamente giuridico, considerato che siamo ben lontani anche solo dalla richiesta di processo, ma soprattutto sulle spericolate conclusioni morali e moralistiche che ci siamo dovuti sorbire.

Inchiesta Milano, le prime settimane sembrava essere risorta un’insana voglia di neo-Tangentopoli

Ricorderete le prime settimane, quando sembrava essere risorta un’insana voglia di neo-Tangentopoli.

Una corsa a descrivere a ogni costo l’inchiesta della procura come la prova provata, già passata in giudicato, di un morbo, di un virus immortale a Milano: la voglia di fregare sempre e comunque il prossimo e la collettività.

Prima ancora di mettere alla prova le presunte prove, gli indizi e i teoremi.

Legittimi, per amor del cielo, ma già piuttosto terremotati da una serie di scarcerazioni e annullamento di provvedimenti che impongono (imporrebbero) di coltivare ancor più la sacrosanta pratica del dubbio.

Ora che è stato annullato anche l’arresto del costruttore Manfredi Catella, presunto cervello numero uno del sistema che avrebbe voluto mettere le mani sulla città, trasformandola in una landa per affari e affaristi, nessuno deve lanciarsi in conclusioni di innocenza.

Proprio come poche settimane fa certi profili e descrizioni erano al massimo la copia carbone delle ipotesi d’accusa.

Insomma, siamo dove saremmo dovuti essere anche all’esplosione del caso: in attesa che la giustizia faccia il suo corso e che un tribunale si pronunci, ove sarà chiamato a farlo.

Peccato che nel frattempo, dettaglio non trascurabile, molti sono stati descritti e bollati – nella migliore delle ipotesi – come logori capitalisti del tempo che fu con sigarone e canino insanguinato e la città un posto ormai invivibile per chiunque voglia fare lavori “normale“ e metter su famiglia o un progetto di vita. Bella roba.

di Fulvio Giuliani

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