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Si trovò a destra dopo l’apertura a sinistra, rimase solo due anni

Il curioso caso di Antonio Segni mostra come a volte alcuni candidati dei partiti di sinistra finiscano per essere eletti nei partiti di destra e viceversa. Accadde anche a Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi.

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Dopo la mala parata dell’elezione di Gronchi, sfuggita di mano al segretario democristiano, quel partito si prepara per bene alla successione, puntando su Antonio Segni. Ma la politica è curiosa: il presidente votato dalla sinistra rovinò in un’operazione di destra, mentre ora che il centro sinistra si è fatto il presidente viene eletto dalla destra. Segni, difatti, fu eletto al nono scrutinio, il 6 maggio del 1962, con 443 voti.

Il candidato delle sinistre è un nome da ricordare: Giuseppe Saragat. Siccome prese 334 voti, votato anche dai repubblicani, ne deriva che Segni fu eletto con i voti determinanti di monarchici e missini. Nasceva il centro sinistra e al Colle andava un avversario del centro sinistra. Siccome il governo Moro-Nenni di centro sinistra era, dal Quirinale si moltiplicarono le tattiche interdittive, compreso il ripetuto rifiuto della firma di leggi, con rinvio al Parlamento. Ma non solo.

Proseguendo in una condotta che era già stata di Gronchi, Segni pretende di avere un ruolo nella nomina dei nostri diplomatici e sulla loro destinazione, cosa che irrita molto il ministro degli Esteri Saragat. E questa, ufficialmente, è anche la causa di una lite fatale: il presidente del Consiglio Moro e Saragat sono convocati al Colle per spiegare il perché di certe nomine ma la discussione degenera, i toni si alzano e il presidente si sente male.

Il 7 agosto 1964 è colpito da trombosi cerebrale. Tale versione è avvalorata anche da Saragat. È la più leale e comoda, ma non è detto sia quella vera. La causa della lite potrebbero essere stati i rapporti fra il presidente e il generale comandante dei Carabinieri, de Lorenzo, la cui nomina era stata voluta da Gronchi. Si parlò poi della presunta organizzazione di un colpo di Stato (il Piano Solo), con tanto di deportazione in Sardegna degli esponenti della sinistra.

Ma è un’ipotesi mai dimostrata, oggetto anche di un recente libro del figlio di Segni, che, ovviamente, la smentisce. È però singolare che il 2 giugno del 1964, durante la sfilata per la festa della Repubblica, il presidente si mise a singhiozzare quando passarono i carri armati dei Carabinieri. La sua condizione emotiva era instabile. Il 6 dicembre si dimise, per ragioni di salute.

Le funzioni presidenziali erano già state assunte dal presidente del Senato, Merzagora, ma non era stata certificata l’incapacità di Segni, che ne avrebbe comportato la decadenza. In effetti morì nel 1972. La storia del presunto (e non dimostrato) colpo di Stato emerse dopo, nel 1967, a opera di due giornalisti: Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi (che poi testimonierà a favore di de Lorenzo).

Per sfuggire ai conseguenti processi furono candidati ed eletti in Parlamento dai socialisti. Qui poterono incontrare un loro nuovo collega: il generale Giovanni de Lorenzo, eletto nelle liste monarchiche. La giostra politica continuava a girare.

 

di Gaia Cenol

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