Toghe girevoli
| Politica
Oggi il Consiglio dei ministri ha affrontato alcuni temi in merito alla giustizia, tra cui quello sul sistema elettorale per il Consiglio superiore della magistratura. Questioni importanti, per certi aspetti decisivi.
Toghe girevoli
Oggi il Consiglio dei ministri ha affrontato alcuni temi in merito alla giustizia, tra cui quello sul sistema elettorale per il Consiglio superiore della magistratura. Questioni importanti, per certi aspetti decisivi.
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Toghe girevoli
Oggi il Consiglio dei ministri ha affrontato alcuni temi in merito alla giustizia, tra cui quello sul sistema elettorale per il Consiglio superiore della magistratura. Questioni importanti, per certi aspetti decisivi.
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Più se ne parla e più girano. Sono anni che si ripete: il magistrato che vuol candidarsi non lo faccia laddove opera e quando rientra non sia laddove uscì. Anni. E intanto le porte girano e quelli entrano ed escono. Il tutto è pure inutile, perché, semmai, si dovrebbe dire: non ti candidi, se non dopo un anno dall’uscita e non rientri, perché non sei un burocrate, ma uno che influisce sulla vita altrui e dovresti essere percepito al di sopra delle parti, il che è escluso dopo che sarai stato parte. Siccome girano lo stesso, non voglio unirmi a questa discussione, ma dire: la giustizia non è solo la carriera dei magistrati, mentre qui si parla solo di loro.
Oggi il Consiglio dei ministri affronterà alcuni temi: le sempiterne porte girevoli e il sistema elettorale per il Consiglio superiore della magistratura. Roba su cui incombono anche referendum, ci arrivo subito. Sono cose importanti, per certi aspetti decisive, ma non sono la giustizia che i cittadini vivono. Quella è fatta di tempi inammissibili, di misure cautelari inutili, di sentenze ribaltate. Tutte cose che, nel mondo produttivo, si traducono in inaffidabilità del diritto, quindi in impoverimento morale, sopraffazione quando non direttamente istigazione a delinquere ed evadere. L’elezione del Csm è importante, ma il condomino che mi sta danneggiando e facendo scendere il valore della mia proprietà o lo ferma la giustizia o lo ammazzo io. Datemi notizie.
Raddrizzare la baracca è possibile, partendo dalla giustizia dei tribunali. I tempi previsti dalle procedure devono essere tutti certi e perentori, non è ammissibile che i tempi che il cittadino deve rispettare non siano derogabili e quelli del magistrato è come se non fossero mai stati fissati. Chi viene assolto in primo grado non può essere ancora processato per lo stesso reato, giacché sarebbe impossibile condannarlo «al di là di ogni ragionevole dubbio», se non arrestando o ricoverando i giudici del grado precedente.
Così diminuiscono anche i procedimenti pendenti. La valutazione dei magistrati non può procedere per immonde camarille, ma si stabilisca che il procuratore che continua ad arrestare chi poi sarà assolto e il giudice che continua a redigere sentenze che poi vengono ribaltate saranno pure degli onesti sfortunati, ma vadano a pascolare altrove la loro sfiga. Perché costano. Invece fanno carriera.
Lo so, non è tutto. Lo so, non è appassionante come l’ennesima inchiesta sul politico di turno, che sono pure tutti fessi perché non hanno capito che a turno ci passano tutti e la sola cosa civile che possono fare è scoprirsi fedeli al diritto e non al giustizialismo quando la faccenda riguarda un avversario. Lo so che non diverte, ma è quel che serve.
Possiamo risolverla con i referendum? No. Si dovesse andare a votare segnerei sei Sì su sei. Ma non ho la vocazione a prendermi in giro da solo. Provate a leggere i quesiti, specie il quarto. Non le spiegazioni, non i titoli, i quesiti, quelli cui dovremmo rispondere: non si capisce niente. Ma niente. E questo è un raggiro. Si prova ad aggirarlo spiegando, ma la spiega non sempre coincide con la sostanza e il titolo mai. Quindi si andrà alla cieca, lacanianamente alla ricerca del significante mancando del significato. Quindi non saranno sei referendum, ma un plebiscito. Dopo anni di becero giustizialismo e di vile innocentismo per gli amici, spero vinca il plebiscito contro la malagiustizia, ma i plebisciti mi fanno comunque senso. Non servirà alla giustizia e neanche alla politica, che registrerà l’ennesima conferma di non sapere legiferare.
Intanto girano, in un tripudio d’esibizionismo egolatrico. Si parta pure dal Csm, ma a passo di carica, con piglio bersagliero, per fare breccia nel muro del corporativismo e gettare un ponte oltre il vaniloquio propagandistico.
Di Davide Giacalone
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