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Sinistri fuori dal tempo ma col Rolex

Rolex: un orologio amato da Che Guevara e Fidel Castro

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«Che Guevara e Fidel Castro facevano collezione/ Di motociclette inglesi e di Rolex» martellavano J-Ax e Fedez nella loro “Comunisti col Rolex”. «Un insulto, che abbiamo voluto trasformare in merito: per dire che in Italia si può ancora diventare ricchi onestamente, e questa è una cosa bella» spiegavano. «Al borghese viene rabbia quando il proletario sbanca / Ti guarda come Salvini guarda un tunisino che s’è fatto Miss Padania!».

Non solo al borghese, però, visto il modo in cui proprio da sinistra hanno fatto la guerra al ventunenne Roman Pastore, candidato calendiano al Terzo Municipio di Roma, per una foto con un Rolex: che poi non tale non era neanche, trattandosi di un Audemars Piguet. Ma nella polemica italiana ogni orologio di lusso è un Rolex, per definizione. E quando alle accuse di essere un “figlio di papà” Pastore ha risposto che il genitore è morto e che l’orologio è un suo ricordo, in pretto stile “Fatto quotidiano” Selvaggia Lucarelli ha provato a inchiodarlo: «Il padre di Roman Pastore è deceduto nel 2017, non capisco perché sia Pastore che Calenda parlino di un orologio donato dal padre ‘morto due anni fa’». No alla prescrizione, anche nei lutti!

Siccome in questa Italia impazzita ciò che sembra vero è falso e ciò che sembra falso è invece vero, non è vero che Roman Pastore ostenti un Rolex mentre è invece vero che Che Guevara e Fidel Castro di Rolex ne facevano collezione. Il Che ne aveva addosso addirittura due quando fu ucciso in Bolivia. Il primo regalo del padre, dopo la tesi in Medicina; il secondo regalo dello stesso Fidel. Perché con i Rolex si potevano vedere contemporaneamente l’ora locale e l’ora di Mosca, è stato detto. Chissà…

Produttrice di un milione di orologi certificati ogni anno, la Rolex è dal 2013 il cronometrista ufficiale della Formula 1; nel 1960 uno speciale Rolex venne ancorato al batiscafo Trieste e trascinato nella Fossa delle Marianne mentre con Rolex al polso nel 1953 Sir Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing Norgay salirono sulla vetta dell’Everest.

Roberto Leydi nei suoi “Canti popolari italiani” ricordava d’altronde come le famose mondine avessero iniziato a sostituire i maschi a inizio Novecento, proprio quando tra gli uomini si diffondeva l’uso dell’orologio e diventava più difficile per i padroni fregarli sull’orario di lavoro. Questa universalizzazione si completa con la Grande Guerra, e la Rolex registra il marchio nel 1915 proprio per coprire questo mercato. La trasformazione in prodotto di precisione e di lusso è successiva, ma tuttora la Rolex è controllata da una fondazione benefica che ad esempio utilizza parte dei profitti in borse di studio per artisti poveri. Chi se lo può permettere, insomma, comprando un Rolex fa effettivamente redistribuzione meglio che pagando le tasse!

 

di Maurizio Stefanini

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