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Alberto Matano: “Per un figlio? Forse è tardi”. L’anomia in fatto di genitorialità

Diventare genitori a ogni età e a ogni costo. Di recente una signora di Brindisi è diventata madre a 58 anni grazie alla fecondazione assistita. Adottare invece è un percorso impervio con regole molto rigide per cui a 45 anni si è già vecchi. E poi c’è la questione più che mai aperta dell’utero in affitto: un grande caos normativo

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E’ accaduto e succederà di nuovo. La settimana scorsa, a Brindisi, una signora di 58 anni ha messo al mondo una bambina. Il papà, di anni, ne ha 63. Con le culle vuote, una nuova vita deve essere necessariamente accolta con gioia ma sarebbe superficiale non interrogarsi dinanzi a casi così estremi. Quando questa piccola spegnerà 12 candeline, mamma e papà avranno compiuto rispettivamente 70 e 75 anni.
Difficile immaginare le difficoltà nel gestire il gap generazionale una volta che la bambina sarà diventata un’adolescente.
Tv e giornali – sbandierando nelle loro storie da copertina la lecita felicità di tanti genitori-nonni – hanno reso normale una cosa che poi tanto normale non è. L’ultima celebrità ad aver raccontato a favor di telecamera la propria esperienza con la fecondazione assistita è stata Carmen Russo (53 anni all’epoca del lieto evento). Anche Naomi Campbell, 52 anni, è diventata madre da nemmeno un anno (pare però tramite maternità surrogata).
Giudicare i sentimenti è una pratica comune ma delicatissima che deve tener conto di molteplici aspetti. Ma se per l’adozione le regole sono chiare – l’adottante non può avere una differenza di età che superi i 45 anni rispetto all’adottando – sul fronte della genitorialità “a ogni costo” sono ancora troppe le zone d’ombra. La maternità surrogata, per esempio, sarebbe vietata in Italia eppure, com’è risaputo, “certi giri” consentono di scavalcare la norma. Di recente il giornalista Alberto Matano, 50 anni, è convolato a nozze con lo storico compagno e al Corriere ha detto: “Ma forse per un figlio è tardi”.
Dove non arriva la legge, ci si aggrappa al buonsenso. Magra consolazione.

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