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Dopo “Mia Moglie”, basta anonimato digitale

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La vicenda del gruppo “Mia Moglie“ e di altri siti che adesso sembrano spuntare come funghi era lì da un pezzo a farci “compagnia“. Un paio di considerazioni

Mia Moglie

Dopo “Mia Moglie”, basta anonimato digitale

La vicenda del gruppo “Mia Moglie“ e di altri siti che adesso sembrano spuntare come funghi era lì da un pezzo a farci “compagnia“. Un paio di considerazioni

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Dopo “Mia Moglie”, basta anonimato digitale

La vicenda del gruppo “Mia Moglie“ e di altri siti che adesso sembrano spuntare come funghi era lì da un pezzo a farci “compagnia“. Un paio di considerazioni

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La vicenda del gruppo “Mia Moglie“ e di altri siti che adesso sembrano spuntare come funghi era lì da un pezzo a farci “compagnia“.

Una realtà che la gran parte di noi non poteva conoscere nel dettaglio, ma che nel contempo non può meravigliarci fino in fondo.

Perché sappiamo sin troppo bene quanto i social siano l’ambiente ideale per la diffusione e talvolta l’esplosione di fenomeni un tempo gioco forza limitati al sottobosco.

Oggi, grazie alla forza inquietante dell’anonimato pressoché totale garantito e ai meccanismi propri degli algoritmi che avvicinano fra loro le persone con gli stessi “gusti“, queste brutture raggiungono dimensioni e numeri impensabili.

“Mia Moglie” e non solo, un vaso di Pandora scoperchiato

Un vaso di Pandora scoperchiato, più nella portata, dunque, che nella sostanza. sappiamo bene da anni quanto nel mondo del porno e del soft porno ci sia di tutto e che OnlyFans e i suoi fratelli rappresentano solo la punta dell’iceberg.

Un paio di considerazioni, a mio modesto avviso, comunque fondamentali. Si accennava all’anonimato: sarebbe anche il momento di smetterla.

L’identità digitale obbligatoria è un obiettivo realistico da perseguire.

Il che non significa avere la granitica certezza che tutti saranno sempre riconoscibili, ma devono essere posti degli ostacoli, quantomeno delle “noie“ burocratiche, davanti a chi ritiene di poter impunemente navigare, offendere o spiare nascondendosi dietro i molteplici veli del web.

Obblighi di legge, ma anche collaborazione delle piattaforme, che non possono in eterno vivere un’ipocrisia talvolta imbarazzante.

Ognuno di noi sa che per veder pubblicato un proprio post in cui si parli della tragedia della Striscia di Gaza o dell’Ucraina, dovrà talvolta ricorrere agli asterischi, ai numeri al posto delle lettere e così via. Per non incorrere nelle strettissime maglie della censura digitale.

“Mia Moglie“, viceversa, ha prosperato per anni nella più assoluta indifferenza: uno strabismo francamente ridicolo e inquietante.

Quanto al fatto in sé, in un simile, ributtante mercimonio di immagini rubate, sottratte, lavorate con l’intelligenza artificiale forse non è il caso di cercare a tutti costi la motivazione sociale buona per tutte le stagioni.

Il tema qui non mi sembra tanto il “patriarcato” quanto una cretineria dai risvolti penali, un’assoluta mancanza di scrupoli, etica, senso di responsabilità e decenza.

Non meno o più grave di una presunta mentalità in cui si finisce per diluire il caso. È proprio qualcosa a sé, lo specchio di un pezzo del nostro mondo con cui fare i conti.

di Fulvio Giuliani

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