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La nuova classifica del benessere globale, fra riconferme e sorprese

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Benessere globale: se cercate la felicità, la risposta più concreta è una strana traiettoria che dal Nord Europa passa per Costa Rica e Israele

Benessere globale

La nuova classifica del benessere globale, fra riconferme e sorprese

Benessere globale: se cercate la felicità, la risposta più concreta è una strana traiettoria che dal Nord Europa passa per Costa Rica e Israele

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La nuova classifica del benessere globale, fra riconferme e sorprese

Benessere globale: se cercate la felicità, la risposta più concreta è una strana traiettoria che dal Nord Europa passa per Costa Rica e Israele

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Non è questione di clima, opportunità o – oltre una certa soglia – fasce di reddito. Se cercate la felicità, la risposta più concreta e globale è una strana traiettoria che dal Nord Europa passa per Costa Rica e Israele. È questo il verdetto per il 2025 del World Happiness Report, la speciale classifica annuale per Paese elaborata da un centro di ricerca dell’Università di Oxford.

Alcuni dati non sono una sorpresa: per la nona volta di fila – record di buon umore – la nazione più felice del mondo si conferma essere la Finlandia, seguita da Islanda e Danimarca. Altri invece sorprendono eccome: ai piedi del podio troviamo subito i centroamericani, che irrompono nella top ten davanti a Svezia, Norvegia e Paesi Bassi. Altrettanto spiazzante l’ottavo posto di Israele, considerata la tragedia geopolitica in atto. Sono invece fuori dalle prime venti gli Stati Uniti dell’America First, preceduti addirittura dall’Arabia Saudita. Ma nemmeno l’Italia ride: 38esima. Non esiste insomma un’unica via per il benessere interiore. E forse è anche bello così.

La graduatoria è stata tracciata in base ad alcuni parametri specifici, all’interno di un’indagine demoscopica che ha coinvolto 147 Paesi. La prima domanda è forse la più classica: «Quanto sei felice della tua vita, da 0 a 10?». Da qui è stata poi approfondita una decina di fattori correlati con alti livelli di soddisfazione: reddito pro capite, aspettativa di vita, emozioni positive, libertà d’iniziativa e mancanza di corruzione percepita (è soprattutto in queste ultime tre voci che gli italiani arrancano). Il punteggio finale viene così determinato sulla media dell’ultimo triennio. Con qualche allarmante scoperta nella scoperta.

Una su tutti? L’apatia dei giovani occidentali: se infatti la felicità degli under 25 è in crescita a livello globale, in Europa e Nordamerica si registra un drastico calo rispetto a uno o due decenni fa. La causa scatenante – per quanto difficile da testare in modo statisticamente significativo – è l’isolamento sociale innescato dai social media. O meglio dal loro abuso, che qui è ormai endemico. E va affrontato sul piano istituzionale. È il paradosso della ricchezza materiale. Come diceva Bob Marley, «i soldi non possono comprare la vita». A parità di condizioni però aiutano: motivo per cui in cima alla classifica troviamo principalmente realtà benestanti, ma inserite all’interno di un patto sociale che coinvolge una vastissima fetta di cittadinanza. Sono i precetti cardine della happiness economics, lo studio teorico della qualità della vita che ispira analisi sfaccettate come quella di Oxford.

Non è un caso allora se i Paesi del welfare surclassano quelli anglosassoni o i reami dei petroldollari (la miglior performance è il 21esimo posto degli Emirati Arabi Uniti). «Le società di successo si misurano attraverso il grado di cooperazione collettiva, anche di fronte alle avversità» spiegano gli esperti. Le parole chiave per la felicità non sono dunque carriera e conto in banca. Ma fiducia nel prossimo e senso di comunità. Succede allora che la Finlandia sia un’oasi di sorrisi grazie alla «sicurezza percepita dai suoi abitanti: perdere un portafoglio e ritrovarlo pieno, potersi fidare di un estraneo, mandare i figli da soli a scuola sin da piccoli, sono tutti riflessi di un ambiente sano». Alimentato da servizi all’altezza ed efficienza diffusa, dalla sanità all’istruzione.

In Costa Rica invece il fattore clou è una vivace vita comunitaria, combinata a un grado di libertà individuale che genera energia positiva durevole. Pochi e semplici ingredienti, sufficienti a spiccare rispetto a una realtà continentale molto più accidentata: corruzione e violenza cronica in America Latina, gli autoritarismi in Medio Oriente. Nonostante la guerra, i massacri a Gaza, gli allarmi-bomba quotidiani, è anche per questo che Israele – l’unica democrazia della regione – resta una nazione felice: le ostilità compattano, aiutano a fare squadra. Ed evidentemente fanno apprezzare quei precari aspetti della vita quotidiana che noi diamo per scontati. Basta pensarci su, per raddrizzare un po’ la giornata.

Di Francesco Gottardi

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