Stato e pubblicità regresso
| Società
Bisogna ormai arrendersi all’evidenza: le campagne di comunicazione del governo funzionano, ma non allo scopo per cui sono state finanziate
Stato e pubblicità regresso
Bisogna ormai arrendersi all’evidenza: le campagne di comunicazione del governo funzionano, ma non allo scopo per cui sono state finanziate
| Società
Stato e pubblicità regresso
Bisogna ormai arrendersi all’evidenza: le campagne di comunicazione del governo funzionano, ma non allo scopo per cui sono state finanziate
| Società
AUTORE: Raffaela Mercurio
Bisogna ormai arrendersi all’evidenza: le campagne di comunicazione del governo funzionano, ma non allo scopo per cui sono state finanziate. L’unica reazione che riescono a suscitare è un mix fra tenerezza e canzonatura per la loro totale mancanza di aderenza alla contemporaneità. In gergo giovanile diremmo: da veri ‘boomer’. Lo spot lanciato lo scorso 22 novembre “Butta via la droga, non la vita” è solo l’ultimo esempio a cui attingere. Realizzato dal Dipartimento per le Politiche antidroga e dal Dipartimento per l’Informazione e l’editoria di Palazzo Chigi, vede come protagonisti due minorenni impegnati in un dialogo surreale sugli effetti a lungo termine delle sostanze stupefacenti sulla salute dei giovanissimi. Soltanto qualche mese prima il medesimo Dipartimento ci aveva provato con l’allora ct della Nazionale Roberto Mancini, scelto come testimonial. «Tutte le droghe fanno male!» esclamava con opinabile enfasi, rivolto a ragazzini dal volto angelico.
Due giganteschi flop con obiettivi lodevoli e risultati sgradevoli. E non soltanto nella lotta alla droga. Come non menzionare ad esempio la campagna “Più che un posto fisso, un posto figo!” ideata per ridare nuova linfa alla pubblica amministrazione, invogliando i giovani a scardinare i vecchi miti del passato del posto fisso? Lucia, la protagonista, è un’architetta comunale la cui giornata lavorativa assomiglia a un ipotetico sequel di Mary Poppins: pollici in su, colori pastello tutti intorno, enormi sorrisi alla scrivania. Dulcis in fundo Orietta Berti, comparsa dal nulla, scelta come sponsor. Non è necessario essere un art director per capire che qualcosa non va. Le lodevoli e necessarie intenzioni del governo di sviluppare efficaci strategie comunicazionali si scontrano con la sua incapacità di stare al passo con i tempi, di acquisire credibilità e riuscire a svecchiarsi. Il target degli spot governativi è imprecisato e il linguaggio irrealistico, tanto da generare ilarità proprio in coloro a cui sono rivolti.
Prendendo in prestito una considerazione di Graziella Priulla, saggista e docente di Sociologia della comunicazione, «la comunicazione pubblica non è né la versione moderna della propaganda né la versione aggiornata della demagogia». Il rischio è di gettare alle ortiche soldi pubblici, generare indifferenza oppure scatenare com’è accaduto polemiche sui social e derisione (con comici paragoni fra gli spot succitati e “Boris”). Soprattutto non va ulteriormente compromessa la fiducia nelle istituzioni da parte delle new gen.
Di Raffaela Mercurio
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
Maturità 2026, latino al Classico e matematica allo Scientifico. Bocciato chi rifiuterà l’esame orale
30 Gennaio 2026
Latino al liceo Classico, matematica al Liceo scientifico. Queste alcune delle materie scelte per…
Lavoro e sicurezza psicologica: una condizione invisibile che fa la differenza
20 Gennaio 2026
Torna la rubrica dedicata al lavoro. L’head hunter Gabriele Ghini di Transearch International Part…
Medaglia d’oro di polemica: anche alle Olimpiadi di Milano-Cortina
17 Gennaio 2026
Le polemiche all’italiana non risparmiano nemmeno le Olimpiadi di Milano-Cortina. Ci rivedremo nel…
Morta Maria Sole Agnelli, aveva 100 anni
26 Dicembre 2025
Morta oggi Maria Sole Agnelli, sorella di Gianni e Susanna Agnelli. Aveva 100 anni
Iscriviti alla newsletter de
La Ragione
Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.